Guerriero

Poesia inviatami da Iago, so che non posso custodirla solo per me, quindi la condivido con voi! Iago non ha un blog come mi hanno già chiesto, è uno spirito troppo libero per averlo ma so che leggerà i vostri commenti. Buona lettura!.

Chi sei e perché dibatti

ciò che non comprendi?

Più alte leve muovono i valori

di chi non anela ai molti inverni.

Limpido il pensier, salda la roccia

e rapida l’azione nella pugna.

La mente domina il giudizio

e i muscoli in tensione

concretano l’azione.

L’identità prescinde dal vessillo,

e l’evento è solo utile allo scopo.

Solo o coi fratelli il guerriero

scende in campo,

sempre alla mercede

del destino che scompagna.

Non c’è odio, né rancore,

né ferocia, né vendetta.

L’ideale vince la paura

e non esistono gli eroi.

La sola forza è forma cieca

che giustizia non produce

e la motivazione insufficiente,

come l’illusione del saccente.

Il Guerrier non si concede al vanto

e crede necessaria l’obbedienza,

reputa falsa la grandezza

e non degrada la giustizia.

Nulla chiede il Cavaliere al proprio Duce

e non spreca in vane lodi la sua voce,

il giuramento ne vincola l’essenza

e il concreto sconfigge l’apparenza.

La propria libertà

asserve alla sua Patria

e non idolatra il soldo.

Onora chi lotta per servire!

È la necessità che domina

i suoi passi.

Perché cotanto cruccio

che disdegna una risposta?

Non servono risposte,

sei troppo indaffarato

e i tuoi occhi sono chiusi.

L’anima è sogno

e la materia solo fiume.

La vita è guerra,

la fama oblio.

Son colei che marcia

e ti sorveglia,

l’equilibrio oltre la vista.

La finitudine del cerchio.

Il significato del vagito

al ciglio dell’abisso.

Son colei che pareggia

Alessandro al mulattiere.

Nulla potrai opporre

al mio giudizio.

Io sono il tramonto e la caduta.

La mia lama già minaccia la tua spiga

e non c’è scampo al balzo.

La tua risplendente luce

ha già consumato il cero.

Dimmi ora che sei pronto.

Iago.

guerriero        Bangkok, Thailand

 

15 pensieri su “Guerriero

    • Ottimo commento, caro Gigi…
      Alessandro era vestito da re e Diogene da straccione…
      e, come narra la leggenda: Alessandro si mise a discutere con sua maestà lo straccione…
      ma qui, al cospetto dell’ultima istanza, la Signora delle sorti tutto pareggia e annulla…
      Cordiali saluti, iago.

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  1. “La sola forza è forma cieca che giustizia non produce” io trovo questo passo grandioso, di una potenza espositiva, e non solo, deflagrante. Il vero fulcro della poesia, l’anima stessa della lirica. Quanto vigore misto ad una tagliente consapevolezza in queste parole, dove la forza si antepone al tutto e all’umane cose. Metafora di vita si presta -e si concede- alla vera spiritualità del vivere, continuamente in lotta vivida a sorella morte. Senza quella forza, a cui l’autore si rivolge con passione ed evidente propensione, nessuna strada potrebbe rappresentare un luogo dove giungere e da cui partire, conscio del duro “mestiere” che l’attende. Non esiste giustizia se vana è la lotta di appartenere, godere di quel dono magnifico che viene concesso in pegno, nemmeno il guerriero più audace e prode potrebbe ergersi a paladino di madre esistenza/essenza. Classicheggiante (nell’accezione più alta del termine) ma con una profonda partecipazione emotiva, arriva con tutta l’esplosione/implosione d’essere coltura e speme nonché fervida speranza. Particolarmente attenta nel prodigarsi icastica “impressione” ne assume i contorni elegiaci di greca memoria ma anche di attuale contesa e reale quotidianità.
    Spero di non aver travisato il pensiero dell’autore, ma è quello che ho percepito leggendo. Nel caso me ne scuso anticipatamente.
    Grazie.

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    • Caro Sarino, voglio ringraziarti per l’approfondimento di un passaggio fondamentale per chiarire la connessione tra la spiritualità, l’essenza pura del guerriero e l’uso della forza.
      La forza utilizzata senza discernimento, criterio, necessità e, soprattutto, disciplina, allontana il guerriero dalla via che, idealmente, lo nobilita quale strumento necessario alla prevalenza della giustizia, anch’essa ideale.
      L’uso della sola forza, priva dei succitati imperativi e dell’antico codice di condotta, (la via del guerriero ha origine nel VII secolo a.C.), è violenza ceca, barbarie senza scopo, sepolcro di giustizia.
      La correlazione, quindi, sorregge e, in un certo senso, giustifica il dolore che il guerriero infligge alle vittime, quale mezzo necessario al raggiungimento dello scopo.
      Nel prosieguo ho “demitizzato” la sua struttura per ricondurlo alla limitatezza della condizione umana…
      Infatti, alla fine, incrocerà l’abisso “il tramonto e la caduta… senza scampo” e nulla potrà opporre al suo giudizio…
      Grazie Sarino, a presto leggerti, iago.

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    • Felice del commento, grande Viki…
      Alcuni personaggi straparlano di ciò che non comprendono e, purtroppo, giudicano… ad cazzum…
      L’onore delle armi è cosa seria, è l’intima essenza dell’angoscia… nel lampo che illumina la notte del guerriero.
      Quell’attimo in cui vacilla la certezza e i ragionamenti a posteriori si stemperano nel “se” e nel dubbio.
      Non esistono gli eroi… parola di guerriero!
      Solo chi combatte comprende la paura, il tormento dell’anima e il coraggio…
      Non c’è nulla di epico o di avventuroso nella guerra che annulla qualsiasi enfasi retorica. Tutto sa di morte e polvere nel frastuono degli spari, la paura si fa viva e puzzi di sudore, l’adrenalina è a mille, il tempo si frantuma e ti tremano le mani.
      L’unica vera madre di tutte le battaglie è quella che il guerriero combatte contro la paura, non per odio o per vendetta, ma per amore della libertà e della giustizia.
      L’eterna lotta che contrappone il bene al male è un cimento che non cessa quando lo scopo è vivere.
      Solo allora puoi trovare le parole per squarciare il velo nero di un confine ignoto che si rivela quando sei già oltre.
      Davanti alle difficoltà della vita abbiamo tante strade e tanti modi di reagire, ma quando giunge la ferocia del conflitto senza scampo…
      la scelta si restringe ed è l’istinto che fa la differenza nell’esito scontato: vivere o morire.
      In questi giorni ho udito, e ancora odo, l’eco dei codardi… nell’insulso tentativo di placare l’istinto del guerriero…
      Piccoli Vermi che non hanno mai messo in gioco la loro vita (nell’eterna sfida, tra l’uomo, la morte e la paura), salgono su palchi d’inermia e disonore.
      Mi chiedo cosa sanno questi stupidi buffoni della guerra?
      Ditemi qual’è il significato autentico dell’onore?
      Ditemi cos’è la paura?
      Ditemi cos’è il coraggio?
      Ditemi perché un uomo si butta su una granata per salvare persone che conosce da pochi mesi?
      Tutto si svilisce nel clamore dei codardi e di questo perbenismo infame.
      Scusate lo sfogo… questi sono brutti giorni che alimentano i miei pensieri neri.
      Saluti, iago.

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