L’Essenza del Fighter

Condivido con voi queste parole inviate dal mio caro Amico e Maestro. Parole che infondono forza e luce che solo chi combatte sa ricercare e trovare in quei momenti della vita che non sempre sono luminosi.

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Per anni ho corso all’aperto e ora mi ritrovo insieme ad altra gente ad attraversare un tunnel…

ne sono certo: c’è un’uscita!. Vorrei percorrerlo in un tempo brevissimo, ma mi rendo conto che il problema non è il tempo, ma la forza che ci devo mettere… va bene… la sfida non posso rifiutarla.

Chi esce per primo non vince nulla…

difatti non sarà una medaglia che prenderò all’uscita a farmi sentire un campione, ma l’abbraccio della mia famiglia e dei miei amici.

C.C.

La mafia è una montagna di merda

Con molto piacere, pubblico il pensiero vero e profondo di Sofia Muscato.

Non brinderò alla tua morte:

se lo facessi non sarei così diversa da te.

E, invece, se c’è un motivo per cui la tua esistenza ha avuto un senso è proprio quello di avermi fatto capire, a soli dieci anni, da che parte stare e per quali valori spendermi.

La tua esistenza ha fatto realizzare alla bambina che ero che il male esiste e, il più delle volte, coincide con mancanza di Luce, di Bellezza e di Giustizia e che io non volevo essere privazione ma pienezza di senso e di gioia.

Non farò nemmeno finta che la tua morte sia la morte di un uomo come tanti altri perché tu sei stato Totò Riina e, nel male che questo significa, ci hai segnato tutti.

Ci hai marchiato a fuoco con lo stemma della mafia e quello si è tatuato, velocemente, tra la vita e la storia di una città, di un’isola, di una Nazione.

Tu sei il motivo per cui mi sono vergognata di dire che Palermo era il mio luogo del cuore e sei il motivo per cui, ancora, una certa mentalità non si sradica dall’intima natura di alcuni uomini.

Già…

Come nei film migliori dove il cattivo, alla fine, muore e il bene trionfa incontrastato, mi piacerebbe che la tua morte segnasse un’era nuova, diversa, onesta, giusta.

Invece, purtroppo, mi rendo conto che, nella storia, ci sarà sempre un Totò Riina dietro il cui nome troveranno rifugio le situazioni di sopraffazione e malaffare, di spietatezza e mancanza di speranza, di disonestà e cinismo.

Non sarò io a giudicarti o a dirti chi sei stato.

È esistita la giustizia terrena, per il primo giudizio e arriverà la giustizia divina per il secondo.

Io non inaugurerò nemmeno tribunali sommari sul web.

Mi limiterò a impegnare ogni istante della mia vita a essere la persona più diversa da te nella storia delle persone più diverse da te.

E poi pregherò: pregherò che Dio ti riservi una nuvola 41 bis dalla quale, però, tu possa osservare, in lontananza, i Beati che hanno avuto fame di Giustizia.

Pregherò che tu possa scorgerli bene e nitidamente e chiederò al Padre Eterno che tu possa vedere, luminosi, raggianti e accarezzati dalla pace, anche Falcone, Borsellino e tutti i morti per mano tua, mentre con i loro sorrisi illuminano il Paradiso.

Spero che, dentro un cielo con regole diverse da quelle terrene, tu possa osservare tutto questo, cosicché tu possa capire tre cose:

1. Che anche il buio più nero, non sarà mai così profondo da prendersi l’ultima briciola d’amore di cui l’umanità e il Cielo,nonostante te, sono capaci;

2. Che il Principio di Giustizia esiste: È un Principio calato da Dio nel cuore degli uomini puri e da lì, non lo schiodano nemmeno i proiettili.

Incarnare l’integrità morale che contempla anche il perdono, dà un senso alla storia che vogliamo scriverci da soli. Ti dice su quali gambe cammineranno le tue idee e se, dopo il tuo passaggio su questa terra, cresceranno canzoni o bestemmie.

3. Che tu, ingiusto, nel tentativo perenne di combattere la giustizia, hai vissuto lontano dalla più alta forma di felicità che consiste nell’ascoltare la parte più profonda della tua anima, giusta per natura e ontologicamente orientata al Bene.

Tu, ingiusto hai speso tutta la tua esistenza alla ricerca di fuochi fatui e interessi che hai lasciato qui sul pianeta terra, dentro una cella angusta e un cuore piccolo.

I giusti, invece, non muoiono mai, davvero.

Mai.

E, anche squartati dalle tue bombe, freddati dalle tue pistole o uccisi nel modo più barbaro possibile, nel loro corpo fatto a brandelli, conservano molta più dignità di quanta non ce ne sia dentro il tuo essere il Capo di Cosa Vostra.

Sì.

È cosa Vostra.

Non Nostra.

Non MIA.

Io, qui sulla terra, ho fatto la mia scelta.

E siccome non sono come te non fomenterò odio o rabbia.

Ti lascerò andare sapendo chi sei stato, onorando la giustizia che mi porto dentro; ringraziando gli eroi che mi hanno aiutata a capire che il male ha solo il merito di rendere il bene più luminoso e cantando una canzone che arrivi al cielo.

L’unica canzone in grado di accompagnarti e infastidirti per l’Eternità: la canzone delle coscienze libere di questa Sicilia che ti sopravvive.

Sofia Muscato

La Cura lontana

Al momento, tra gli innumerevoli stati d’animo che mi porto dentro, la nostalgia è superiore a tutti.

Questo perché lo scorso anno, a quest’ora, chiudevo lo zaino di viaggio e aiutavo Jacopo a finire il suo, per poi partire all’alba verso un luogo che mi ha segnata profondamente.

A distanza di un anno potrei raccontare ogni singolo particolare.

È tutto ancora così nitido…ci penso e non reggo il confronto con la realtà attuale.

Cara amata, Cara mia Thailandia, sei riuscita a farmi ripudiare qualunque altro luogo che ho conosciuto, soprattutto quello dove vivo.

Sono qui senza te che resisto all’inverno milanese. È una sconfitta aprioristica per chi è nato col sole dell’estate ed ha vissuto il tuo calore.

Sono qui che sopporto le vuote formalità nel mio adattarsi quotidiano, per vincer l’apatia e resistere alla noia.

Ho l’anima appiccicosa che stancamente arranca, per cercare di riempire i miei vuoti interiori…

Mi sento come il pittore che non riesce a dipingere la nebbia.

Senza stimoli e pulsioni, sembra di percorrere un mondo che va per la sua strada senza un cane che mi ascolta.

Cara Thailandia, Cara Cura, quanto bisogno di una tua purificazione ho adesso, dei tuoi bagliori visibili oltre il margine del buio.

Dei benefici influssi capaci di guidare i miei passi e rendere sottile ogni pensiero infelice.

Ma ora sei lontana e il mio tempo per questo anno manca al nostro incontro.

Ma io arrendermi non voglio, ed arrendermi non posso e troverò una via d’uscita per strappare l’anima al torpore che l’afferra.

V.

Chiang Rai, Thailand

Presenze

L’arcano è oltre l’ombra

del sentiero senza nome

che il viandante cerca.

Da quella sponda

solo flebili sussurri

giungono all’orecchio

di chi ha imparato

a sentire l’altro suono…

l’avamposto

dell’immenso

che ci sfugge.

V.

Oltre

E ora sono qui 

sono qui adesso 

in questo spazio

e in questo tempo, 

in mezzo al mio Verde,

al confine di ciò 

che percepisco. 

Sola sono qui, 

per tutti sono qui, 

per tutti 

e per me stessa. 

Sento, vedo, tocco. 

Il tutto già circonda 

il mio essere finito. 

Ancora, 

ancora e ancora

percepisco gusti e odori

della terra che m’accoglie.

Ma io sono di più.

Io posso andare oltre. 

Oltre il limite d’un corpo.

Qual è il senso del confine? 

Scorgo già i siderei abissi 

d’infinito senza tempo. 

E lí, 

al di lá delle certezze, 

vago… 

verso ciò che non conosco. 

V.

L’alpeggio delle coccole (CO)