La Cura lontana

Al momento, tra gli innumerevoli stati d’animo che mi porto dentro, la nostalgia è superiore a tutti.

Questo perché lo scorso anno, a quest’ora, chiudevo lo zaino di viaggio e aiutavo Jacopo a finire il suo, per poi partire all’alba verso un luogo che mi ha segnata profondamente.

A distanza di un anno potrei raccontare ogni singolo particolare.

È tutto ancora così nitido…ci penso e non reggo il confronto con la realtà attuale.

Cara amata, Cara mia Thailandia, sei riuscita a farmi ripudiare qualunque altro luogo che ho conosciuto, soprattutto quello dove vivo.

Sono qui senza te che resisto all’inverno milanese. È una sconfitta aprioristica per chi è nato col sole dell’estate ed ha vissuto il tuo calore.

Sono qui che sopporto le vuote formalità nel mio adattarsi quotidiano, per vincer l’apatia e resistere alla noia.

Ho l’anima appiccicosa che stancamente arranca, per cercare di riempire i miei vuoti interiori…

Mi sento come il pittore che non riesce a dipingere la nebbia.

Senza stimoli e pulsioni, sembra di percorrere un mondo che va per la sua strada senza un cane che mi ascolta.

Cara Thailandia, Cara Cura, quanto bisogno di una tua purificazione ho adesso, dei tuoi bagliori visibili oltre il margine del buio.

Dei benefici influssi capaci di guidare i miei passi e rendere sottile ogni pensiero infelice.

Ma ora sei lontana e il mio tempo per questo anno manca al nostro incontro.

Ma io arrendermi non voglio, ed arrendermi non posso e troverò una via d’uscita per strappare l’anima al torpore che l’afferra.

V.

Chiang Rai, Thailand

32 pensieri su “La Cura lontana

  1. Al di là del ponte
    forse
    il domani non esiste
    e il silenzio amico
    scende nel fondo
    dei pensieri insonni…
    Esita il respiro al rintocco
    dei ricordi fascinosi e belli…
    Corde tese sul vissuto
    d’un cuore senza tempo
    che anela al primo porto
    per riscoprir la fonte
    del suo pianto…
    Nostalgia per te si piange
    nel buio spoglio di colore…
    Poi s’accende un’altra luce
    e sul letto vorresti
    una valigia da rifare…
    Il peso della vita
    inchioda le tue ali…
    ma tu già voli via
    anche se rimani.

    Un forte abbraccio, iago.

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  2. Chissà quale magia si nasconde dietro gli antichi detti e modi di dire,con cui gli anziani di una volta amavano colorire i propri discorsi … non ci sono più loro, ma le verità celate dietro a questi luoghi comuni rimangono e si tramandano. me ne vengono in mente almeno un paio, leggendo questo tuo post, in cui si potranno rispecchiare tutte quelle persone che hanno avuto l’intelligenza e il coraggio di ammirare bellezze distanti e sconosciute, e che tornando a casa, sentivano quel senso di nostalgia, per “l’erba più verde, del prato del proprio vicino”. chissà perchè riusciamo ad innamorarci così facilmente di un luogo sconosciuto e lontano, e non riusciamo ad apprezzare quotidianamente la bellezza che calpestiamo, chissà perchè sentiamo di essere persi in un’appiccicosa e indefinibile nebbia (fantastico quel passaggio) pur vivendo in quella che chiamiamo “casa nostra”. Forse perchè esiste una realtà non definibile dai nostri 5 sensi? una realtà in cui “casa” non è il posto in cui viviamo, ma il posto in cui abbiamo lasciato il nostro cuore, anche se abbiamo avuto modo di viverci soltanto per pochi attimi, o forse semplicemente perchè ciò che è distante, inarrivabile e diverso ha sempre avuto un fascino misterioso per noi viaggiatori? è una domanda che mi sono posto, con questo tuo racconto, e in un mondo di risposte veloci e facili, il saper generare le giuste domande è sinonimo che “hai colpito nel segno”

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