Io sono desiderio

Io sono desiderio

e tu viandante

che scoprire vuoi

la mia misura…

È un viaggio periglioso

l’inesorabile scansione

e persino il tempo

sarà limite all’impresa.

Travagliato è l’orizzonte

del mio arco vitale…

è fiume che scorre

in rapide e cascate…

Nessun aiuto ci sarà,

per chi sa solo guardare

pensando ad un ruscello

che placido procede

verso la sua foce.

Difficile è il percorso

celato nell’invece

delle insidie preparate.

Ogni gioia ha il suo dolore

nell’universo emozionale

che porta dritto al cuore…

Segreto è il mio forziere

e tu,

non hai la chiave

per aprire senza danno

quello scrigno.

Ma se scrutar vorrai

il fondo dell’umano…

scorgerai il principio

che tutti li pareggia…

Giacché la primavera

brama d’essere l’estate

che l’autunno segue…

e l’inverno ogni stagion

sovrasta e impallidisce.

Ascoltami e ricorda:

chi nell’altrui mar s’immerge…

alle insidie sue s’espone…

e tra i coralli più lucenti

s’insinua la murena.

V.

Ph: Gea Gaia Anastasio

Dirti vorrei

Sono io,

con la pelle di luna,

pallida, gelida, nuda…

e l’anima vulcanica

che danza incosciente

sul ciglio dall’abisso.

Ti cerco nel freddo,

tra la nebbia ed il silenzio,

incurante delle schegge

e di esser sola.

Dirti vorrei che

il fuoco senza te

non dà calore.

Sei la grazia

a cui aspiro

nel mio

vagabondo errare.

Non mi importa

di quanto tempo

mi rimane,

scruto ancora

i bagliori visibili

oltre i margini del buio…

E dirti vorrei

che il fuoco senza te

non ha colore.

V.

All’improvviso senza accorgerti

La barca fila come un sogno

tra lucciole e lanterne,

in un luogo di silenzio e di luna,

di domande e di risposte.

Sola,

cammina senza peso

e scioglie i nodi negli occhi,

in quell’indefinito altrove

dove finisce il cielo e comincia la terra.

Tutto si fonde

in una piacevole ambiguità di colori

e di forme incerte…

non si tratta di un gioco di prestigio

ma della magia più alta,

quella che dal nulla crea

i suoi innumerevoli universi.

Incede con passo lento,

la sua ombra si estende

in una geometria sfalsata,

sconfinante da ogni

cosmo immaginabile.

Il suo cuore tachicardico

pareva aver trovato pace,

e ora sibila

come il colpo dell’arco

tra passati lontani

e futuri auspicati.

L’alba dai pallidi toni violetti

riflette il suo sguardo d’ ametista…

uno sguardo

pregno di consapevolezza

e dell’amara rassegnazione,

di non poter condividere

la magnificenza del creato.

Lei però non sa,

che in un momento

di distrazione,

all’improvviso, senza accorgersene…

qualcuno vedrà

la sua scintilla d’anima nell’ombra,

tenderà la sua mano

e le dirà che non è sola

e nello squarcio di una sera

sarà di nuovo primavera.

V.

Crisalide

Al mondo indifferente

le lacrime nascondi,

mentre il corpo

si fa gabbia

e l’oscurità imprigiona

labbra e lingua…

L’alba non blandisce

l’ombra e il giogo

dal morso del destino

che premendo schiaccia

e non ti alzi

a salutare il mondo…

Poi t’abbandoni

all’indomita prigione

e ai pressanti dubbi

che il sonno non

riesce ad allentare

mentre muti…

Piano piano crolli

in atomi sottili

dediti al travaglio,

poi sbrigativa fissi

i volti affascinati

dal tuo stupendo volo.

V.

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Sfera di Cristallo

Abitudini di vento

tra le sabbiose dune

mentre il castoro

spacca il legno

della barca

e il cuore…

Sono la figura geometrica

di un movimento vivo

che scandisce il mio destino

in un disegno che non vedo.

Talvolta raggiungo

una conoscenza metafisica

del mistero delle cose,

altrettante volte,

scendo al compromesso di esistere soltanto.

Forse non succede solo a me,

ma a tutti coloro che sono nati per la seconda volta.  

Mi sento come Venere,

giro in senso opposto

rispetto al resto del sistema…

ma nessun Urano,

placa il mio tormento.

Vorrei la sfera di cristallo, 

il terzo occhio sull’attenti,

traslarmi un po’ più in là 

per placare dubbio e turbamento…

Invece or ora a mezzanotte 

traccio a penna 

la realtà

che si scioglie tra le spire

del mio silenzioso pianto.

V.

hydra

Insieme a Hydra, scatto del fotografo Luca Di Fazio.

 

Raggio di Luce

Porgimi un fiore

un raggio di luce

o tutto ciò che sappia di sole…

Non ho tempo

per l’inverno, per il freddo e i fuochi fatui.

Non ho tempo per la pioggia e,

non importa se il cielo è di metallo asciutto

quando l’ anima è ammollo nei pensieri.

Voglio fermarmi

e abbracciare la vita,

sentire il profumo impalpabile e trionfante

che si porta dietro.

Degustarla come gocce di buon vino,

il loro sapore saprà lavare via

l’arsura,

di mesi perduti

ai raggi di una bussola che grava a vuoto.

Adesso vorrei solo

che gli aghi impazziti

mutassero in girandole,

regalando il loro impeccabile show.

V.

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