L’ultimo giorno d’Estate

Oggi è l’ultimo giorno d’estate,

stagione in cui sono nata e che amo,

estate tutto l’anno sarebbe uno dei miei desideri.

Ma domani si apriranno le porte

alla mia stagione mentale.

Probabilmente a causa della mia natura

che gli si consacra inconsciamente.

A breve uscirà dal letargo

il mio spirito dei mesi fumosi,

si aggirerà per i vicoli e sentieri,

con lo sguardo perso alle gradazioni vermiglie

e il pensiero immerso da singolari visioni.

Mi preparo dunque a celebrare la stagione multiforme,

intinta nella vendemmia del mio presente.

Ma per ora sono ferma davanti a quest’ultimo giorno,

finirà anche questa settimana della moda a Milano…

le mie pupille si muovono ripetutamente

verso le code di taxi, fotografi, vip e modelle

che si agitano come batteri su un vetrino da laboratorio,

lasciandomi l’illusione di godermi davvero,

una cioccolata agli angoli di Piazza del Duomo.

V.

ultimo giorno

Piazza del Duomo, Milano.

Porgimi un fiore

Voglio stendere code di fuoco,

lunghe scie ribelli e cangianti,

feroci di emozioni…

Voglio cantare inni inesorabili alla vita,

bruciare le nostre passioni

nell’eterno fluire di un lampo…

lasciare che i fulmini ci trafiggano,

ogni stilla di sangue versato

è la degna gabella al carico di sogni

che ci giunge in petto.

Voglio innalzare putiferi e polveri,

scatenare tempeste di leggi gravitazionali

se necessario.

Voglio rubare momenti felici,

per vestirti di quel che serve.

Voglio guardarti negli occhi

e perdermi

in quell’abisso di parole e silenzi

che irretiscono la lucidità.

Voglio forgiare un nuovo Universo personale,

per Te,

remixare i giorni di questa vita e

slacciarli alla brezza 

come acquiloni d’ombra,

per Te.

Fammi un sorriso,

porgimi un fiore.

Non finiremo nel limbo delle incognite.

Incendiamo i nostri demoni,

rinasceremo ogni volta,

come fenici.

V.

porgimi un fiore

 

 

 

Il Credo

Io Credo…

Credo valga la pena di provare ad assomigliare, almeno nell’anima, al Principe dei nembi…anche se le ali di gigante possono sembrare una dote scomoda e spaventosa.

Credo nelle parole che germogliano sugli steli dell’aria e credo che cercherò disperatamente di raccattarle ogni volta che le mie mani le sfioreranno.

Credo nella religione del tirare tardi e aspettare mattino, così come credo che l’insonnia mi faccia vivere due volte in una.

Credo nelle droghe che ti fanno viaggiare, ma di più nei viaggi nitidi senza fumo che ti fanno vivere.

Credo che la Vita sia un insieme di giochi e che, da virtuosi o da bari, si debba sempre puntare qualcosa se si spera che un asso di cuori, pescato dal mazzo degli Imprevisti, possa dar scacco al giusto dado dopo un interminabile gioco di sponde.

Credo negli arcipelaghi siderali, nei vagoni rosa con i cuscini blu, nelle azzurre sere d’estate e nella possibilità di rubare il fuoco… anche scottandosi se necessario.

Credo nelle favole che ardono e nelle storie che fluttuano giù insieme ai fiocchi di neve.

Credo in tutte quelle visioni che fanno da guanciale tra me e la realtà e nei suoni profumati che seducono senza sforzo la mia mente.

Credo nel fascino anche se a volte nemmeno riesco a capire che forma possa assumere.

Credo nei gatti, nei loro occhi che vedono oltre e credo che sforzandomi rivedrò anch’io qualcosa, prima o poi.

Credo nei Lupi e nel loro più grande bisogno di confidarsi con la Luna.

Credo che i desideri espressi prima di soffiare sulle candeline o su un soffione, prima o poi si avverano, se non in questa vita, in un’altra.

Credo nei miei iperbolici Deserti e nelle inimmaginabili oasi che affiorano, come corolle di sangue, dal grigio delle loro dune.

Credo nelle emozioni nuove e nello scoprirsi ogni giorno diversi e credo che essere spiazzati dalla propria personalità possa risultare anche piacevole.

Credo nella terra bruciata che ho lasciato dietro, nelle pagine strappate e nei capitoli chiusi perché mi hanno fatto come sono ora, nel bene e nel male.

Credo in quella nebbia ibrida di colori, forme e profumi che è l’avvenire e credo sia da percorrere  incespicando o correndo, secondo il caso e i dettami dell’istinto.

Credo che l’amore sfugga sempre tra le mani dei poeti poichè non può essere descritto.

Credo nelle figure effimere che si fanno stabili, nelle colonne che svaniscono con la prima raffica di tempo e nella ammaliante Danza Macabra di cui tutti facciamo parte.

Credo che le lacrime siano solo un modo come un altro per far traboccare noi stessi e per non corrodere l’anima più di quanto sia necessario per conoscersi a fondo.

Credo in me stessa e questa frase vale molto di più delle altre.

Credo di non avere abbastanza forza per scrivere tutto ciò in cui ancora credo e credo che comunque la mia memoria infallibile dimenticherebbe qualcosa di indispensabile…e allora niente…

Credo e basta e credo che sia una gran cosa.

V.

IL CREDO

Color del Rompicapo

Attimi blu come il cobalto,

si affiancano ad altri di un verde opalescente

o a fosfori brillanti screziati di ombre nere.

il tempo è una fantasmagorica cubica di immagini rubike,

non conosce sosta

e scatta in settori con movimenti che vorrei più armonici.

Ho gradito il fatto che la facciata non abbia ancora scelto un unico colore,

monotono.

Intanto mi ingegno a percepire il cromatismo adatto a casellare il mio nome,

mentre i sentimenti assumono la forma irregolare del pensiero.

Posseggo momenti deliziosamente contorti

come tasselli di un ideale rompicapo.

V.

color del rompicapo

Interno della Sagrada Familia, Barcellona, Spagna.

 

 

 

 

 

 

 

 

Profumo di Vita

Capita che ci siano momenti troppo incredibili per vestirli di parole…

Servirebbero ali più grandi su uno spirito abbagliante che ancora non possiedo.

So solo che a volte ci si ferma ad ascoltare la vita

e la si vorrebbe abbracciare per sentirne da vicino,

il profumo impalpabile e trionfante che si porta dietro.

Ci sono periodi da degustare come gocce di buon vino,

il loro sapore lava via l’arsura di mesi perduti

ai raggi di una bussola che grava a vuoto.

Poi si scopre che con un po’ di pazienza,

anche gli aghi impazziti possono rendersi girandole

e regalare il loro impeccabile show.

Vorrei guardare il futuro dietro le lenti chimeriche dei ricordi,

così i miei occhi sapranno sempre cercare le fiaccole siderali

nascoste tra le pieghe dei giorni.

Posseggo delle ore da scrosciare in una fantasia che si fa tersa,

vernicerò con folli incanti

la banalità che grava ad ogni giro di clessidra.

Ne farò stelle e fiocchi di tenebra e…

fili profumati di vita.

V.

profumo di vita     Lago la Sirenetta, Savigliano.

Bisogni

La mia mente fluttua tra giorni di consistenza sciamanica.

Ho avuto problemi nell’infilare parole sulle sottili righe di carta.

Probabilmente c’è un tempo per viverle le storie ed uno per raccontarle.

La scrittura è fatta di pensieri che sono il solo mezzo per fissare le mie impressioni.

Le estese dita della mente sono incontrollabili,

peccato che la penna non sempre riesca a seguirle…

Mi ritrovo ancora una volta col mio spirito ondeggiante.

Per questo non vedo l’ora di tornare qui tra queste pagine seppur virtuali.

In questo mio mondo, dove il tempo non ha colore ne forma, se non quella che ho deciso.

Dunque scrivo, frusciando i miei pensieri in fiammelle che fughino di verde, il mio colore primario e del grigio della nebbia che qualche volta mi assedia.

Navigo a parole, qui in mezzo, le afferro con decisione osservandole fluttuanti sulla mia testa.

Son qui, senza regole, dove nasce e giace ciò che scrivo.

Perché ne sento il desiderio.

V.

bisogni

Sette

Questo pomeriggio amarognolo e azzurrino si scioglie nelle mie narici e sminuzza la crosta dei pensieri che si sono sedimentati.

Mi fanno compagnia i passi, col brontolio della gomma sul fango.

Nella via si sgretolano i miei grigi arcipelaghi mentali e, nel lasciare che lo sguardo si perdesse sullo sfondo di quel turchese, ho rivisto un cielo che mi ha rimembrato l’importanza di questo giorno.

Ho pensato di voler rimanere così per sempre, in equilibro sulla cima delle mie sensazioni.

Stati di bellezza così precari non sono facilmente condivisibili. Decadono quando entrano in collisione con chi inconsapevolmente li rifiuta.

Adoro quando entro in questo confine che inizia ai piedi dell’arcobaleno. Mi fa seminare visioni con avidità. Aspetto di raccoglierle nel momento in cui saranno divenute reali.

Aspetto che questo tempo passi, aspetto Te.

V.

     Valledolmo, Sicilia.

Con tutto il rispetto per le Pecore…

Ci stiamo semplicemente adeguando al mondo nuovo, omologati e inconcludenti, senza idee, ambizioni, valori, desideri. . .

Tutto diventa sistema che trasforma le persone in numeri attraverso un ciclo continuo di esperienze e comportamenti ripetitivi che, ossessivamente, ci ostiniamo a chiamare vita.

Perché dovremmo avere rispetto per Noi stessi? A che serve? Chi ce lo fa fare? Perché mai dovremmo sforzarci di pensare? È così bello abbandonarsi e lasciare ad altri l’onere di pensare al Nostro posto!Ma si, abdichiamo!

Adeguiamoci al così fan tutti: facciamoci dire cosa pensare, dove andare, cosa fare e come farlo.
Si, si, lasciamo ad altri questo pesante fardello! Facciamo in modo che siano loro a decidere in quale posto dobbiamo andare e qual è il nostro compito una volta arrivati a destinazione e godiamoci la nostra libertà!

Come posso chiamare queste persone comodamente ignare di fronte ai fatti e seguono il gregge a scapito della verità? Che ne dite di pecore?

Il sistema è stato progettato per farci diventare stupidi, ma non ci ha ancora tolto la facoltà di decidere e, pertanto, possiamo scegliere di farci guidare dagli altri o agire in autonomia.

In definitiva, le pecore sono tali non perché devono esserlo, ma perché vogliono esserlo.

Alcune pecore non sono ignoranti e non sono stupide, vogliono solo essere lasciate in pace e non vogliono pensare ai problemi degli altri.

Vogliono i vantaggi di una società sana ed equilibrata, ma non vogliono mettersi in gioco per renderla una realtà effettiva.

Vogliono che altri facciano funzionare il sistema anche se sanno che questi altri non vedono l’ora di sfruttare la loro inerzia. Purtroppo tutto ciò ha un prezzo e la tirannia esisterà finché le pecore continueranno ad affidare le proprie responsabilità al sistema.

Sanno che non hanno la capacità di difendere il sistema, nel caso si trovassero di fronte un avversario intelligente ed informato e così, sviluppano un atteggiamento di arroganza e disprezzo per chi pone loro delle domande.

L’arroganza è un meccanismo di difesa che ha lo scopo di nascondere la debolezza del loro argomentare. In definitiva cercano di scongiurare le critiche per non impegnarsi in un dibattito legittimo mediante attacchi ad personam e minacce più o meno velate.

Per i loro fallimenti sfoderano una lista pre-programmata di risposte allo scopo di deviare e confondere la discussione.

Di pecore ne ho conosciute tante e i loro attacchi sono prevedibili poiché si basano principalmente sulla diffamazione e sulla distorsione della logica, al fine di far deragliare il dibattito. Non attaccano quasi mai la tua posizione, ma colpiscono soprattutto la tua persona. Ti beffeggiano, ridacchiano, ma quando i giochi sono conclusi ci si rende conto di quanta poca sostanza c’era nelle loro parole.

“Cercate la Verità e rendete partecipe chi vi sta accanto ma ancor più chi ha gli occhi bendati…”

V.

     Sicilia