Paradosso

Ecco l’abisso senza nome

di una società sempre più sola.

Non c’è posto dove andare,

non possiamo più scappare.

Cresce nell’angoscia la paura,

dell’orribile ferocia dei viventi.

È un mondo senza Dio

che non scorge la presenza

del popolo che soffre.

Tra progetti e paroloni

l’umanità si perde

e la povertà dilaga.

Straripa oltre l’arbitraria soglia

decretata dagli esperti.

Cos’è la povertà?

È solo un concetto,

una parola,

una mancanza,

un vezzo.

Ma chi è povero davvero?

Il gregge o il suo padrone?

V.

Piazza del Duomo, Milano.

Altre Frequenze

Discretamente assorta nel tiepido riverbero della notte, medito sul complesso meccanismo che scuote le illusioni, sul loro costoso nutrimento e su come, spesso, possano sfociare in orrendi giochi di prestigio.

Presumo di essere più illusa che illusionista vista la mia innata capacità di abbagliarmi in automatico. Perché ti immagino qui e tu invece non ci sei e chiacchiero con l’aria chiedendomi se i matti abbiano mai ricevuto risposta.

Rifletto a fondo su una panchina vuota e, come sempre, comprendo di non aver ben afferrato le regole della vita.

Una lumaca attraversa la strada, lenta e saggia sa perfettamente dove andare. Nessuno si accorge di lei, infondo è così piccola per notarla. Nessuno però sembra accorgersi di me, sono più grande di una lumaca ma forse, quando penso troppo, ho il dono dell’invisibilità… o probabilmente, ognuno di noi è imprigionato nel proprio mondo per poter prestare attenzione a quello altrui.

Ed è proprio così che abbiamo smesso di vedere al di là.

Rimango in apparente silenzio per indefinibili minuti agli occhi dei passanti, in realtà non sono taciturna, sto solo urlando su un’altra frequenza.

Oggi per me è il giorno più triste del calendario e credo che questo rimarrà un fatto immutabile per sempre.

Vedo fiocchi di tenebra posarsi al suolo, freddi come neve, un compasso dal vertice neutrale disegna geometrie splendide, le vedo perfette nella loro invisibilità parziale. Se mi sforzo so di riuscire a vedere anche te.

Mi hai insegnato ad amare la fine delle cose e ad apprezzarle con una bellezza che non ha fine nel mio cuore. Ed è per questo che, anche se non ci sei più, io non potrò mai fare a meno di amarti e ringraziarti ancora. La mia penna avrà sempre da scrivere di te e per te.

In questi momenti, nonostante sforzi l’immaginazione, non capisco mai dove vanno le persone che muoiono ma, sento dove tu sei rimasto.

 Grazie.

V.

Polvere di Stelle

Le Comete, per quanto mi riguarda,

sono quelle persone che attraversano la vita di qualcuno, per un certo periodo, la illuminano, la incendiano e la sconvolgono definitivamente.

Forse sarebbe più corretto definirle Meteore ma mi piace di più il termine Cometa…

Comunque le si voglia chiamare, la loro azione è grossomodo la seguente: arrivano nella tua orbita facendosi scorgere da lontano, ti giungono a tiro quando sei già infatuato della loro luminosità, si lasciano seguire e ti insegnano a brillare facendoti sentire speciale, cominciano ad accelerare per comunicarti che le stai perdendo, scompaiono lasciando una lunga scia di ustioni e polvere di stelle.

La cosa brutta è che, se le ustioni guariscono, la polvere di stelle ha il brutto vizio di essere ardente e corrosiva per parecchio tempo.

Di solito è mascherata da ricordo.

Sempre ti si deposita li, da qualche parte nella zona del cuore, con qualche metastasi tra anima e mente.

Ti mangia da dentro, morsicandoti quando ti sembra di aver risalito la china.

Così cadi indietro di qualche metro e devi ricominciare.

La parte più simpatica della fola è lo scoprire che la crudele polverina è ancora più efficiente quando ci sono altri motivi di crisi, non legati al passaggio delle Comete.

Siete in ansia per un esame? Ecco la polvere di stelle che vi ricorda che c’è anche altro di cui dolersi!

Avete guai sul lavoro? Tranquilli! La cenere stellare vi ricorderà che potete stare peggio!

Beh, di questi tempi ne so qualcosa. Conseguentemente sono qui a fare l’ironica mentre mi impano nell’affascinante e dolorosa polvere.

Dentro di me non ho questa gran voglia di ridere ma, se tiro fuori la pala dell’autocommiserazione, sono certa che quei grammi di sabbia siderale basteranno per seppellirmi a lungo termine.

Non mi sembra una buona idea.

V.

Inquietudini o Intuizioni

A volte

mi imbatto

in sensazioni gelide

ed inquietanti:

percepisco il mio corpo

come inanime,

sembro un burattino

ed ho come la sensazione

di divertire qualcuno.

Occhi invisibili mi osservano,

sarò io a condurre i miei passi?

Sarà tutto frutto

di un’alta immaginazione

e suggestione?

O la mano eterna

di una incognita superiore

che mi conduce

dove ha deciso…

V.

Triquetra

Al di là

d’ogni percorso,

ho constatato le ragioni

di un perché così lontano

alle regole dei molti.

Nel passato rivedo ostacoli che

parevano insormontabili,

occasioni perdute e,

l’abbraccio di persone svanite

nell’ipotetico futuro,

inghiottite e risucchiate

nel vortice di sabbia

della mia clessidra.

Qui,

nel presente,

in questo tempo che non esiste,

ho preservato la mia solitudine,

seducendo il silenzio

nelle ore più rumorose.

Non so se la vita

mi porta a scegliere

o se scegliere

sia prerogativa della vita,

so solo che a volte

ci si sente perfetti

nel punto dove si è

e non importa più

conoscerne il senso.

V.

Esoterica Festival Torino.

Strana la Vita

Come è strana la vita!

E spesso carogna il destino!

A volte mi abbandono al disinganno di aver speso male il mio tempo.

Poi penso che se non ci fossero state giornate di pioggia, mai mi sarei accorta dei giorni di sole.

Ciò che conta, alla fine, rimane la reazione, l’atteggiamento di apertura nella capacità di dare un significato a quegli incontri e alle persone che, nel bene ma soprattutto nel male, hanno incrociato il mio cammino, rappresentando l’esempio da seguire o l’idea di un precipizio assoluto.

Ho avuto abbastanza coraggio nel non mutare il mio essere nonostante tutta la pioggia e il freddo preso.

E ci vuole coraggio si…a rimanere veri in questa società che lavora costantemente al modo migliore per allontanarti da te stesso.

Dunque, nonostante la scomodità che rappresento per certe persone, ho scelto di essere la donna che sono indipendentemente da quello che possono pensare o presumere di conoscere.

V.

L’Etá del Mondo 

“La mia età è l’età del mondo” è una frase di Friedrich Schiller utilizzata dall’artista Anselm Kiefer quando presentò una mostra a Roma.

Schiller è un artista romantico e come tale è un nostalgico.

 La sua nostalgia però non ha nulla di svenevole, non cade nella commiserazione per una mitica e irripetibile età dell’oro.

È una nostalgia che guarda al passato ma che non è passatista.

È la nostalgia di Goethe e Novalis, per cui attiva, che sa, come scriveva Bernardo da Chiaravalle, che “non siamo altro che nani sulle spalle dei giganti”.

Per questo l’età di ognuno è l’età del mondo e per questo dobbiamo continuare imperterriti a riscrivere le nostre età attraverso i testi e i progetti di chi ci ha preceduto considerando l’impegno come un dovere estetico nei confronti di Noi stessi e di chi verrà dopo.

V.

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Barcelona, Spain.

L’ultimo giorno d’Estate

Oggi è l’ultimo giorno d’estate,

stagione in cui sono nata e che amo,

estate tutto l’anno sarebbe uno dei miei desideri.

Ma domani si apriranno le porte

alla mia stagione mentale.

Probabilmente a causa della mia natura

che gli si consacra inconsciamente.

A breve uscirà dal letargo

il mio spirito dei mesi fumosi,

si aggirerà per i vicoli e sentieri,

con lo sguardo perso alle gradazioni vermiglie

e il pensiero immerso da singolari visioni.

Mi preparo dunque a celebrare la stagione multiforme,

intinta nella vendemmia del mio presente.

Ma per ora sono ferma davanti a quest’ultimo giorno,

finirà anche questa settimana della moda a Milano…

le mie pupille si muovono ripetutamente

verso le code di taxi, fotografi, vip e modelle

che si agitano come batteri su un vetrino da laboratorio,

lasciandomi l’illusione di godermi davvero,

una cioccolata agli angoli di Piazza del Duomo.

V.

ultimo giorno

Piazza del Duomo, Milano.