Carillon

Ritrovo un vecchio carillon

finito quasi per sbaglio tra i giochi dell’infanzia.

lo carico e rimango imbambolata per qualche secondo…

Osservo la silfide purpurea sfilare con un verde vestito,

si muove sinuosa ad otto orizzontale di un sogno infinito e perfetto.

Realizzata in vetro di Murano,

screzia il viola e il blu di oceani tersi di pioggia.

Il piccolo manto floreale procede il rosso velluto

che fodera l’arca in mogano.

La melodia danzante dal suo moto viziato si avvolge di solenne bramosia,

avvelena la mente a morsi di stiletto.

V.

carillon

 

Strane Sere

 

Vorrei saper rapire il volto di ciò che muore

lungo i solchi di questa sera,

mentre l’erba schiocca il tempo al vento

e scioglie senza sforzo la mia mente.

Dondolo sull’apparente equilibrio,

in bilico sulla cruna dell’attimo,

provo ad inserire un istante dietro l’altro.

Non finisco mai la mia collana di perle,

fallisco sempre nel mio intento.

Le fumose trame dell’ordine tacciono…

Si sente uno scoordinato canto

che si dissolve

davanti al quadro dei veggenti.

V.

strane sere        Piazza del Duomo, Milano.

 

 

Bangkok

È un momento di relax piuttosto strano, quando dall’alto vedo l’agitarsi di un mondo a sé.

Come api impazzite di un gigantesco alveare… tutti sfrecciano tra traffico, rumori, odori (spesso di olio ribollito al massimo), disordine e contraddizioni.

Io e Jacopo ci perdiamo in poco tempo, le strade son tutte uguali ma diverse.

Eccetto noi, il resto sembra sapere dove andare.

Ho visto blatte, topi e molto altro sottolineare le scarse condizioni sanitarie, ma ho anche visto persone senza denti regalarmi sorrisi Hollywoodiani per la strada senza un reale motivo.

Non riesco ad evadere e lasciarmi andare al relax, sono stregata da questa terra e anche innamorata!

Appena messo il primo piede nell’acqua, la mia mente si era già tolta le scarpe e correva dentro i miliardi di cavi elettrici che percorrono questa assurda città.

V.

thai

        Bangkok, Thailand

BANGKOK

Equilibri

Qualche anno fa ho regalato alla bambina dei miei vicini un bel libricino che parla della rivolta delle lettere minuscole contro le Maiuscole.

Venne, infatti, il giorno in cui la piccola a, stufa di subire le prepotenze della grande A, convinse tutte le minuscole a scappare con lei.

“Pazienza, dissero le Maiuscole, faremo a meno di loro!” Ma fu un grave errore lasciarle andare, perché senza le minuscole non funzionava più nulla.

V.

Cattura

Impalpabile

Ricordo quella notte, eterea e sottile.

Ho aperto il mio essere alle vibrazioni pure, staccando l’anima dal mio corpo.

Per un tempo impercettibile e non quantificabile ho capito chi ero, chi fossi e chi sono, mentre tutto svaniva e fluttuava, facendomi attorcigliare a mezz’aria come la combustione lattea.

Nulla era più in grado di scalfirmi né la materia né il tempo imbrigliato negli orologi, nelle clessidre.

Ero diventata uno spiffero scampato dalle menzogne, dalle ingiustizie e dagli inganni.

V.

IMPALPABILEFoto scattata al concerto di Ludovico Einaudi

Un giro all’Inferno

Vi inoltrerete nel fitto delle dune,
camminando scalzi a passi laterali su piccoli granelli.
Proseguirete nel cammino incerto scritto da sedimenti di petali sfaldati in briciole.
Danzeranno con voi le ombre finché oriente e occidente intrecceranno il percorso
e la via sarà perduta.
Solo allora sentirete i vostri piedi affondare fino alle caviglie,
sprofondando nella cenere plumbea.
Vi divoreranno la pelle i brani di cristallo infranto
e quando il vento solleverà alta la sua voce,
sciami di frammenti inonderanno i vostri occhi ,smorzando l’aria rimasta in petto .
Cadrete,
affondando il viso al suolo e respirando un odore pronto a trafiggere le narici.
Il cuore si è svestito dalla pelle di rospo e ora trasuda fuoco piangendo melodie straripanti.
Se mai vi rialzerete, ogni strada o oasi sarà solo un miraggio
e, faticherete del riflesso malefico che vi ha ingannati.
Esulterete ebbri di una nuova visione, per poi barcollare a lungo privi di meta.
Il cielo non è più colmo di quelle stelle che avete da sempre ignorato,
adesso potrete godervi la caustica brezza delle vostre solitudini.
Un girotondo eterno e straziante dove nessuna anima torna indietro .
Non c’è più tempo di pentimento, ripiena è l’anima di peccati…
Ormai siete persi . Ormai dannati.
V.
hydr      My snake

Entra nel Sogno

te lo stendo davanti inchinando i miei mezzi sorrisi al tuo passaggio.

Ci sono manciate di parole da trattare alla stregua di altre ed io, se tu lo desideri, le muterò in rose deliranti che costelleranno i tuoi passi.

Esita pure se questa nebbia luminosa ti spaventa e se i guizzi della mia mente si mischiano a pensieri di lame, arretra di qualche passo per non farti scalfire dal loro tagliente ma in realtà fragile bacio.

Comprenderò e non biasimerò il tuo istinto.

In questo regno veniamo avvolti e vestiti da sete orientali brunite d’oro e diamanti. Seguimi e scegli la magia più alta, quella che dal nulla crea i suoi innumerevoli universi.

Danza con me, finché la cadenza dei passi vibra solenne.

V.

pifferaio                    Il Pifferaio, Èduard Manet, 1866, olio su tela. 

 

Disperso

La pioggia continua a cadere da giorni, le gocce scendono a ritmi sempre più frenetici.

Il Disperso è in macchina da ore. Fissa le due sbarre nere ripetersi monotonamente in una danza che non le neutralizza.

La strada sembra essere costellata di vetri e diamanti, specchia un mondo granelloso e capovolto, deformando le malate luci dei lampioni. Il tutto pare sintetizzare un miserevole remake di Blade Runner.

Le gomme allontanano l’acqua dall’asfalto con ondate impetuose nel momento di collisione con le pozzanghere. Il rhythm and blues di Ray Charles, scorre sul display blu della radio, mentre caroselli di concetti sfuggono pigri sul limitare della mente.

Il Disperso è assorto dai pensieri che procedono come scene di un film, interpretato da briciole di intuizione, segni di filosofia, lacrime di memoria.

Riacquistato un momento di lucidità, si accorge di aver completamente sbagliato strada svoltando per una scorciatoia al quanto agreste. Per un po’ ha come la sensazione di procedere su di una superficie lunare, con crateri che appaiono d’improvviso illuminati dai fari dell’auto.

Non ha la minima idea di dove sia finito, sta guidando da più di un chilometro senza trovare l’ombra di una indicazione.

Sono le tre passate e decide di fare tappa. Spegne il motore, scende dal veicolo e si guarda attorno. Si trova in mezzo al nulla ma all’istante è invaso da un senso di libertà più che inquietudine.

Si siede sulla polvere appoggiando la schiena al cerchione della ruota anteriore. Il cellulare in mezzo al niente non dà segni di vita nemmeno per miracolo e in fondo gli va bene così. Forse è la prima volta che può godersi un attimo di pace, senza voci, telefonate, impegni in vista ed eccessivo stress.

In poco tempo scioglie i pensieri giù per la distesa infinita e, visto come corrono svelti, sembra che già conoscano a memoria ogni zolla e filo d’erba.

Gli occhi del Disperso fissano un telo nero con incalcolabili punti scintillanti, non ha mai visto così tante stelle, il cielo delle città caotiche dove è stato è sempre coperto.

Pian piano le vertigini del sonno gli addolciscono i contorni, tutto appare sbiadito con gradazioni da caleidoscopio, sulla frequenza di miraggi onirici.

Vale sempre la pena di perdersi così.

V.

disperso                  Sito Instagram: rob_2792

La Piazza

Il traffico affolla l’esistenza e in questa piazza già gremita la prima sera mi raggiunge, discreta e tollerante.

Il crepuscolo accresce la distanza dal groviglio di presenze, dalle biografie mai scritte, mentre la clessidra rivendica il suo centro.

Trovo il silenzio racchiuso nel clamore delle voci e sola in mezzo a tutti per tutti sono sola.

Raccatto i miei perché, li metto in fila e smetto di pensare, ma è solo un attimo, la particella d’infinito che sorprende e vela il volto dei destini già segnati.

Vivo dentro questa piazza nel sorpreso disincanto della smarrita giovinezza che avidamente chiede affermazione.

Sospesa nell’alto campanile rintocca la campana e non voglio domandarmi ora quanti l’hanno udita. La campana è un suono d’altri tempi e le orecchie dell’oggi sono dighe alla semplicità essenziale e all’eleganza di una nota.

Vedo l’ombra di due corpi schiacciati contro una vetrina, l’abbraccio di profili oscurati dalla luce di un negozio chiuso, palcoscenico improvviso che fonde quelle ombre in una sola e io quasi vi scorgo gli occhi che si guardano e le bocche che si toccano.

La piazza non s’avvede e l’amoroso slancio è senza spettatori.

Nella triste metafora che chiamiamo vita è un’altra storia che non avrà memoria nel tedioso sopravvivere dei molti.

Se chiudi i sensi alla realtà cosa ti resta? Questo nuovo dio non dona vita, ruba il tempo e ti seduce con effimeri gingilli mascherati da bisogni.

Corri adesso verso ciò che non ti serve e rispetta la fila riservata all’insensato!

V.

  Piazza del Duomo, Milano, durante il 150° anniversario dellUnità d’Italia.