La Cura lontana

Al momento, tra gli innumerevoli stati d’animo che mi porto dentro, la nostalgia è superiore a tutti.

Questo perché lo scorso anno, a quest’ora, chiudevo lo zaino di viaggio e aiutavo Jacopo a finire il suo, per poi partire all’alba verso un luogo che mi ha segnata profondamente.

A distanza di un anno potrei raccontare ogni singolo particolare.

È tutto ancora così nitido…ci penso e non reggo il confronto con la realtà attuale.

Cara amata, Cara mia Thailandia, sei riuscita a farmi ripudiare qualunque altro luogo che ho conosciuto, soprattutto quello dove vivo.

Sono qui senza te che resisto all’inverno milanese. È una sconfitta aprioristica per chi è nato col sole dell’estate ed ha vissuto il tuo calore.

Sono qui che sopporto le vuote formalità nel mio adattarsi quotidiano, per vincer l’apatia e resistere alla noia.

Ho l’anima appiccicosa che stancamente arranca, per cercare di riempire i miei vuoti interiori…

Mi sento come il pittore che non riesce a dipingere la nebbia.

Senza stimoli e pulsioni, sembra di percorrere un mondo che va per la sua strada senza un cane che mi ascolta.

Cara Thailandia, Cara Cura, quanto bisogno di una tua purificazione ho adesso, dei tuoi bagliori visibili oltre il margine del buio.

Dei benefici influssi capaci di guidare i miei passi e rendere sottile ogni pensiero infelice.

Ma ora sei lontana e il mio tempo per questo anno manca al nostro incontro.

Ma io arrendermi non voglio, ed arrendermi non posso e troverò una via d’uscita per strappare l’anima al torpore che l’afferra.

V.

Chiang Rai, Thailand

A tavola con persone sbagliate

Mi è capitato di sedermi

ad un tavolo di persone

che con me non c’entravano niente.

Intitolai quella sera:

“Il tripudio ottuso dell’idiozia”.

Il menù della cena si presentava

con l’insensata passività delle idee,

quell’ipocrita ed insulsa pesantezza

che lacera l’acciaio

e si nutre di certezze granitiche,

disgustose

come vermi di filo spinato.

Anche il vino di quel banchetto

mi fu amaro come

il più rancido dei veleni

dunque ci misi poco a decidere

di alzarmi e andar via.

Ripensando a quel momento,

sono solo fiera della scelta che feci.

Uscita dal ristorante

quella notte,

dissolsi il mio tempo

nel più nobile

dei sospiri.

Diedi un bacio alla Luna

e mi sentii più leggera e viva,

promettendomi

di non bere

neanche un goccio di vino

con persone non affini

che avrebbero rubato

anche solo un minuto

del mio tempo.

V.

a tavola con gente sbagliata

 

Piccola Ulisse

Nel mio perpetuo errare alla ricerca di lidi,

ho necessità a volte di riposarmi e trovar pace.

Tuttavia resto nomade nello spirito

e non posso fermarmi in un solo luogo troppo a lungo.

E nemmeno un tempo mi basta.

Spesso, delirando, dubito che sia sufficente un’esistenza soltanto.

Quando torno a ragionare coi remi della razionalità,

vedo troppi riflessi da placare  nei momenti di bonaccia.

Eppure, la vita che vado inseguendo,

è quella che mi travolge in larghe ondate.

E’ burrascosa e spesso finisce per spingermi in fondo,

ma sempre mi scaraventa al largo,

verso quell’ignoto che mi spaventa e chiama,

seducente come un canto di sirene ammalianti.

Ascoltai quel canto dall’inizio alla fine,

una sinfonia di incontrollabili emozioni

che viaggiano verso il loro possesso.

Ma la vera pace la ritrovo nel riunire

le poche persone che amo intorno al fuoco,

allo scorrere dell’idromele e del vino,

a raccontar storie accadute e non,

a perdersi in mari futili ed irrazionali

che effimeri non sono,

che hanno la consistenza dei sogni. E non è poco.

E narrando tali storie,

volgo lo sguardo verso l’orizzonte

per rimirar il limite estremo ove trova pace

la mia sete d’avventura.

V.

piccola ulisse

Barcelona, Spain

 

Carillon

Ritrovo un vecchio carillon

finito quasi per sbaglio tra i giochi dell’infanzia.

lo carico e rimango imbambolata per qualche secondo…

Osservo la silfide purpurea sfilare con un verde vestito,

si muove sinuosa ad otto orizzontale di un sogno infinito e perfetto.

Realizzata in vetro di Murano,

screzia il viola e il blu di oceani tersi di pioggia.

Il piccolo manto floreale procede il rosso velluto

che fodera l’arca in mogano.

La melodia danzante dal suo moto viziato si avvolge di solenne bramosia,

avvelena la mente a morsi di stiletto.

V.

carillon

 

Strane Sere

 

Vorrei saper rapire il volto di ciò che muore

lungo i solchi di questa sera,

mentre l’erba schiocca il tempo al vento

e scioglie senza sforzo la mia mente.

Dondolo sull’apparente equilibrio,

in bilico sulla cruna dell’attimo,

provo ad inserire un istante dietro l’altro.

Non finisco mai la mia collana di perle,

fallisco sempre nel mio intento.

Le fumose trame dell’ordine tacciono…

Si sente uno scoordinato canto

che si dissolve

davanti al quadro dei veggenti.

V.

strane sere        Piazza del Duomo, Milano.

 

 

Bangkok

È un momento di relax piuttosto strano, quando dall’alto vedo l’agitarsi di un mondo a sé.

Come api impazzite di un gigantesco alveare… tutti sfrecciano tra traffico, rumori, odori (spesso di olio ribollito al massimo), disordine e contraddizioni.

Io e Jacopo ci perdiamo in poco tempo, le strade son tutte uguali ma diverse.

Eccetto noi, il resto sembra sapere dove andare.

Ho visto blatte, topi e molto altro sottolineare le scarse condizioni sanitarie, ma ho anche visto persone senza denti regalarmi sorrisi Hollywoodiani per la strada senza un reale motivo.

Non riesco ad evadere e lasciarmi andare al relax, sono stregata da questa terra e anche innamorata!

Appena messo il primo piede nell’acqua, la mia mente si era già tolta le scarpe e correva dentro i miliardi di cavi elettrici che percorrono questa assurda città.

V.

thai

        Bangkok, Thailand

BANGKOK

Equilibri

Qualche anno fa ho regalato alla bambina dei miei vicini un bel libricino che parla della rivolta delle lettere minuscole contro le Maiuscole.

Venne, infatti, il giorno in cui la piccola a, stufa di subire le prepotenze della grande A, convinse tutte le minuscole a scappare con lei.

“Pazienza, dissero le Maiuscole, faremo a meno di loro!” Ma fu un grave errore lasciarle andare, perché senza le minuscole non funzionava più nulla.

V.

Cattura

Impalpabile

Ricordo quella notte, eterea e sottile.

Ho aperto il mio essere alle vibrazioni pure, staccando l’anima dal mio corpo.

Per un tempo impercettibile e non quantificabile ho capito chi ero, chi fossi e chi sono, mentre tutto svaniva e fluttuava, facendomi attorcigliare a mezz’aria come la combustione lattea.

Nulla era più in grado di scalfirmi né la materia né il tempo imbrigliato negli orologi, nelle clessidre.

Ero diventata uno spiffero scampato dalle menzogne, dalle ingiustizie e dagli inganni.

V.

IMPALPABILEFoto scattata al concerto di Ludovico Einaudi

Un giro all’Inferno

Vi inoltrerete nel fitto delle dune,
camminando scalzi a passi laterali su piccoli granelli.
Proseguirete nel cammino incerto scritto da sedimenti di petali sfaldati in briciole.
Danzeranno con voi le ombre finché oriente e occidente intrecceranno il percorso
e la via sarà perduta.
Solo allora sentirete i vostri piedi affondare fino alle caviglie,
sprofondando nella cenere plumbea.
Vi divoreranno la pelle i brani di cristallo infranto
e quando il vento solleverà alta la sua voce,
sciami di frammenti inonderanno i vostri occhi ,smorzando l’aria rimasta in petto .
Cadrete,
affondando il viso al suolo e respirando un odore pronto a trafiggere le narici.
Il cuore si è svestito dalla pelle di rospo e ora trasuda fuoco piangendo melodie straripanti.
Se mai vi rialzerete, ogni strada o oasi sarà solo un miraggio
e, faticherete del riflesso malefico che vi ha ingannati.
Esulterete ebbri di una nuova visione, per poi barcollare a lungo privi di meta.
Il cielo non è più colmo di quelle stelle che avete da sempre ignorato,
adesso potrete godervi la caustica brezza delle vostre solitudini.
Un girotondo eterno e straziante dove nessuna anima torna indietro .
Non c’è più tempo di pentimento, ripiena è l’anima di peccati…
Ormai siete persi . Ormai dannati.
V.
hydr      My snake