A Francesca

Benderò i miei occhi

e ti vedrò

oltre la vista,

sorella, cugina, amica…

Ma tu che etichetta

non hai,

riuscire a spiegare

il sentimento che provo

non so…

Ci immagino insieme

affacciate in silenzio

alla finestra sgangherata

della nonna,

il nostro sguardo

si muove

verso la ripida discesa,

tra la piazza del paese

e la vita.

S’affollano i ricordi

nutrenti slanci

e chiusure

di spiriti bambini.

Riguardo le nostre foto

mentre il tempo fugge,

ma non sarà così…

per sempre.

Custodirò i miei versi

che raccontano di te,

e li terrò distanti

dai clamori di un mondo

che ha obliato

la bellezza.

Non udiranno

le tue sagge parole

sussurrate per placare

il mio sconforto.

Non sapranno che

anche il vento

si fece soffio,

per sfiorare

la tua chioma

di ricci lucenti.

Non scopriranno

come abbiamo mutato

il tempo

in particella d’infinito,

incapace di scalfire

il nostro spirito.

Non conosceranno

l’enigma di due anime

annodate nei millenni

che ogni volta

si ritrovano

e trovano risposta.

V.

20/07/2018

Donna di cuori

Un sentito ringraziamento ad Eleonora per avermi donato il suo scritto da condividere con voi.

~

Donna di cuori è anche al rovescio come se fosse di fronte a uno specchio per decidere del suo alterego. Penso a lei qui dentro, la penso da un pò anche se non m’appartiene che nel ricordo. Penso a lei magnifica e superba, lei che ora mi guarda di traverso e vede al rovescio. È infelice per ciò che non ha, perfettamente attenta a crogiolarsi nelle mancanze e nei vuoti di colore. È  divenuta assenza di cuore a cui manca lo spazio per esserci, e par dirmi che invidia anche la moltitudine della mia solitudine. Rampicante urticante dove non cresce altro, fiori giallo zolfo per ogni lacrima che strappa, ma gliele concedo a speranza che cada da lì dov’è abarbicata. È la cima più alta della torre più bella ma vorrebbe comunque frantumar le altre perché non le governa. Mal sopporta il riflesso di sé e gioca a scacchi sola per non perder nessun re. Non ride, non crede, non brama alcun erede. Si strugge e distrugge. Non chiede, pretende. Gialla rosa di vetro donata ad ogni mio inverno, trama svelata di una fiaba mal celata, amore non degno perché senza pegno. Ma lei non mi guarda, bugiarda sorride e graffia la faccia. Per ora è scomparsa, sommersa, ma so di volerla. Non ora, non qui, ma da qualche parte si.

Eleonora Viggiani

Altre Frequenze

Discretamente assorta nel tiepido riverbero della notte, medito sul complesso meccanismo che scuote le illusioni, sul loro costoso nutrimento e su come, spesso, possano sfociare in orrendi giochi di prestigio.

Presumo di essere più illusa che illusionista vista la mia innata capacità di abbagliarmi in automatico. Perché ti immagino qui e tu invece non ci sei e chiacchiero con l’aria chiedendomi se i matti abbiano mai ricevuto risposta.

Rifletto a fondo su una panchina vuota e, come sempre, comprendo di non aver ben afferrato le regole della vita.

Una lumaca attraversa la strada, lenta e saggia sa perfettamente dove andare. Nessuno si accorge di lei, infondo è così piccola per notarla. Nessuno però sembra accorgersi di me, sono più grande di una lumaca ma forse, quando penso troppo, ho il dono dell’invisibilità… o probabilmente, ognuno di noi è imprigionato nel proprio mondo per poter prestare attenzione a quello altrui.

Ed è proprio così che abbiamo smesso di vedere al di là.

Rimango in apparente silenzio per indefinibili minuti agli occhi dei passanti, in realtà non sono taciturna, sto solo urlando su un’altra frequenza.

Oggi per me è il giorno più triste del calendario e credo che questo rimarrà un fatto immutabile per sempre.

Vedo fiocchi di tenebra posarsi al suolo, freddi come neve, un compasso dal vertice neutrale disegna geometrie splendide, le vedo perfette nella loro invisibilità parziale. Se mi sforzo so di riuscire a vedere anche te.

Mi hai insegnato ad amare la fine delle cose e ad apprezzarle con una bellezza che non ha fine nel mio cuore. Ed è per questo che, anche se non ci sei più, io non potrò mai fare a meno di amarti e ringraziarti ancora. La mia penna avrà sempre da scrivere di te e per te.

In questi momenti, nonostante sforzi l’immaginazione, non capisco mai dove vanno le persone che muoiono ma, sento dove tu sei rimasto.

 Grazie.

V.

Guerriero

Poesia inviatami da Iago, so che non posso custodirla solo per me, quindi la condivido con voi! Iago non ha un blog come mi hanno già chiesto, è uno spirito troppo libero per averlo ma so che leggerà i vostri commenti. Buona lettura!.

Chi sei e perché dibatti

ciò che non comprendi?

Più alte leve muovono i valori

di chi non anela ai molti inverni.

Limpido il pensier, salda la roccia

e rapida l’azione nella pugna.

La mente domina il giudizio

e i muscoli in tensione

concretano l’azione.

L’identità prescinde dal vessillo,

e l’evento è solo utile allo scopo.

Solo o coi fratelli il guerriero

scende in campo,

sempre alla mercede

del destino che scompagna.

Non c’è odio, né rancore,

né ferocia, né vendetta.

L’ideale vince la paura

e non esistono gli eroi.

La sola forza è forma cieca

che giustizia non produce

e la motivazione insufficiente,

come l’illusione del saccente.

Il Guerrier non si concede al vanto

e crede necessaria l’obbedienza,

reputa falsa la grandezza

e non degrada la giustizia.

Nulla chiede il Cavaliere al proprio Duce

e non spreca in vane lodi la sua voce,

il giuramento ne vincola l’essenza

e il concreto sconfigge l’apparenza.

La propria libertà

asserve alla sua Patria

e non idolatra il soldo.

Onora chi lotta per servire!

È la necessità che domina

i suoi passi.

Perché cotanto cruccio

che disdegna una risposta?

Non servono risposte,

sei troppo indaffarato

e i tuoi occhi sono chiusi.

L’anima è sogno

e la materia solo fiume.

La vita è guerra,

la fama oblio.

Son colei che marcia

e ti sorveglia,

l’equilibrio oltre la vista.

La finitudine del cerchio.

Il significato del vagito

al ciglio dell’abisso.

Son colei che pareggia

Alessandro al mulattiere.

Nulla potrai opporre

al mio giudizio.

Io sono il tramonto e la caduta.

La mia lama già minaccia la tua spiga

e non c’è scampo al balzo.

La tua risplendente luce

ha già consumato il cero.

Dimmi ora che sei pronto.

Iago.

guerriero        Bangkok, Thailand