L’assenza

La mia ombra

scivola sui muri

di questa stanza

chiusa al mondo.

Ho dato vita al tempo

per avere competenza

contro gli errori

e l’ignoranza…

che chi vanta intelligenza

chiama inesperienza.

Il tamburo del mio petto

altero batte

fingendo sufficienza,

ma in segreto urla…

e piange la tua assenza.

Da troppo questi occhi

aspettano il tuo volto

e ora sono stanchi

di lacrime e collirio.

Uscirò da questa stanza

per cercarti…

per cercarmi…

Per dare un senso al vuoto.

V.

L’incerto

Non so più dove vaga

il mio spirito in tumulto.

Mi ritrovo sola

in un tempo disfatto

con le lancette sciolte.

Tra le nebbie dell’incerto

chiari s’odono

i passi del viandante.

Alta vola l’aquila

nel cielo meno scuro

e forse troverò

la sicura strada

e non rovinerò

lungo la china.

V.

Opera dell’artista Dalí (Nobility of time) 1977-1984. Foto scattata a Milano (San Babila).

L’ultimo giorno d’Estate

Oggi è l’ultimo giorno d’estate,

stagione in cui sono nata e che amo,

estate tutto l’anno sarebbe uno dei miei desideri.

Ma domani si apriranno le porte

alla mia stagione mentale.

Probabilmente a causa della mia natura

che gli si consacra inconsciamente.

A breve uscirà dal letargo

il mio spirito dei mesi fumosi,

si aggirerà per i vicoli e sentieri,

con lo sguardo perso alle gradazioni vermiglie

e il pensiero immerso da singolari visioni.

Mi preparo dunque a celebrare la stagione multiforme,

intinta nella vendemmia del mio presente.

Ma per ora sono ferma davanti a quest’ultimo giorno,

finirà anche questa settimana della moda a Milano…

le mie pupille si muovono ripetutamente

verso le code di taxi, fotografi, vip e modelle

che si agitano come batteri su un vetrino da laboratorio,

lasciandomi l’illusione di godermi davvero,

una cioccolata agli angoli di Piazza del Duomo.

V.

ultimo giorno

Piazza del Duomo, Milano.

Strane Sere

 

Vorrei saper rapire il volto di ciò che muore

lungo i solchi di questa sera,

mentre l’erba schiocca il tempo al vento

e scioglie senza sforzo la mia mente.

Dondolo sull’apparente equilibrio,

in bilico sulla cruna dell’attimo,

provo ad inserire un istante dietro l’altro.

Non finisco mai la mia collana di perle,

fallisco sempre nel mio intento.

Le fumose trame dell’ordine tacciono…

Si sente uno scoordinato canto

che si dissolve

davanti al quadro dei veggenti.

V.

strane sere        Piazza del Duomo, Milano.

 

 

Tic-Tac

Da quando venne inventato l’orologio (in pieno Medioevo), il tempo cominciò a perdere il suo legame coi cicli solari e lunari, il ritmo delle stagioni e mietiture, degli eventi e avventi.

Il tempo cessò di avere legami col vissuto, tramutandosi in poltiglia inconsistente.

Tempo-lavoro-denaro diventarono e sono tutt’oggi un’unica, identica sostanza monetizzabile, sulla quale il mercante può speculare.

Si continua a risparmiare sul tempo nel modo più materiale possibile, contabilizzandolo fino al nanosecondo.

La nostra vita si riduce ad una sopravvivenza prolungata, basata sul consumo di tempo, lavoro e denaro.

E proprio per questo il tempo si è perso.

Perso per voler guadagnare troppo!.

tempo                    Milano, Piazza del Duomo

100%

Meglio essere la versione di prima qualità di se stessi piuttosto che la versione scadente di qualcun altro.

V.

J     Jacopo Palmieri, tatuatore milanese presso lo studio Polifamous Tattoo Atelier. Sito Instagram: jacopo_uppercut 

La Piazza

Il traffico affolla l’esistenza e in questa piazza già gremita la prima sera mi raggiunge, discreta e tollerante.

Il crepuscolo accresce la distanza dal groviglio di presenze, dalle biografie mai scritte, mentre la clessidra rivendica il suo centro.

Trovo il silenzio racchiuso nel clamore delle voci e sola in mezzo a tutti per tutti sono sola.

Raccatto i miei perché, li metto in fila e smetto di pensare, ma è solo un attimo, la particella d’infinito che sorprende e vela il volto dei destini già segnati.

Vivo dentro questa piazza nel sorpreso disincanto della smarrita giovinezza che avidamente chiede affermazione.

Sospesa nell’alto campanile rintocca la campana e non voglio domandarmi ora quanti l’hanno udita. La campana è un suono d’altri tempi e le orecchie dell’oggi sono dighe alla semplicità essenziale e all’eleganza di una nota.

Vedo l’ombra di due corpi schiacciati contro una vetrina, l’abbraccio di profili oscurati dalla luce di un negozio chiuso, palcoscenico improvviso che fonde quelle ombre in una sola e io quasi vi scorgo gli occhi che si guardano e le bocche che si toccano.

La piazza non s’avvede e l’amoroso slancio è senza spettatori.

Nella triste metafora che chiamiamo vita è un’altra storia che non avrà memoria nel tedioso sopravvivere dei molti.

Se chiudi i sensi alla realtà cosa ti resta? Questo nuovo dio non dona vita, ruba il tempo e ti seduce con effimeri gingilli mascherati da bisogni.

Corri adesso verso ciò che non ti serve e rispetta la fila riservata all’insensato!

V.

  Piazza del Duomo, Milano, durante il 150° anniversario dellUnità d’Italia.