Un dì

Un dì…

Avevamo cura e amore…

amavamo la natura

e conoscevamo

la vergogna…

Un dì eravamo liberi…

e ci amavamo…

armonizzando la passione

nell’esistenza piena…

Un dì eravamo in sintonia

con le logiche del cosmo

e conoscevamo…

la realtà dell’entropia,

la formula del phatos.

Un dì eravamo lenti…

e quell’adagio stimolava

il pensiero e l’emozione…

Persino le poesie erano lunghe

e le scrivevamo a mano.

Un dì sapevamo che

il caos dominava il mondo

mentre il logos l’avversava

per dar scopo alla passione…

Un dì sapevamo…

Io ora non so se la ritroverò

al confine del possibile…

ma non la contrapporrò

alla ragione.

V.

Ai Confini Improbabili

Sono stata strega, fata, fantasma, angelo e demone.

Ho varcato il Quinto Regno ed ho dormito dentro alle fauci dei draghi.

Ho nuotato nel liquido isotermico, bevuto idromele al sorgere della nuova Luna e presidiato il Sabba sulle spalle di un gigante.

Ho seppellito il Malleus Maleficarum e tradotto il Manoscritto di Voynich.

Ho teletrasportato Battiato ed evocato Stravinsky sulla prospettiva Nietzsche.

Mi sono mossa come una dinamo su hertz non ancora scoperti e tinto i capelli con colori che non esistono.

Ho attraversato la banchisa artica con una candela mentre sottolineavo libri mai scritti.

Ho sovvertito l’ordine del tempo riportando in vita il Duca Bianco.

Ho camminato lungo viali di foglie estinte per recuperare un amico.

Ho fotografato Hitler con la macchina di Franz Block.

Ho rubato il frammento dell’esistenza di Asgard e ballato a piedi nudi sul dorso di un Ungaro Spinato.

Ho bevuto sangria dal Santo Graal e scambiato la mia anima per 5 ciliegie.

Ho addomesticato uno scorpione e l’ho chiamato Phillip.

Ho lanciato i regali dei miei ex nella voragine vulcanica del Monte Fato.

Ho aiutato Trabuco a fare lingotti d’oro e svelato a Ed Foster dove fossero nascosti.

Ho fatto miliardi di cose eppure…

non sono ancora riuscita a rapire

il suo cuore.

V.

Malelingue

Il peso di nascer donna

ed il pregiudizio d’essere Eva…

Quando mi vedono parlare coi serpenti,

le male lingue si stemperano al fuoco nero.

Presagiscono il mio peccato

sedendo al banchetto dei predicanti.

L’ipocrisia trabocca dai loro calici di risa spregianti,

mentre lambiscono i bordi della mela.

Se provassero amore,

come me,

non cadrebbero in alcuna

tentazione

né calunnia.

V.

Menzogna

Sei sleale

e non mi piaci,

di fragilità ti nutri…

Hai infiniti modi

per essere te stessa,

io soltanto uno…

Ogni tuo modo

ha dentro un germe

che abbatterti potrà…

Basta solo la ragione

a zittire le tue scimmie

e i tuoi giullari.

V.

Jungle, Bukit Lawang_Indonesia

Io sono desiderio

Io sono desiderio

e tu viandante

che scoprire vuoi

la mia misura…

È un viaggio periglioso

l’inesorabile scansione

e persino il tempo

sarà limite all’impresa.

Travagliato è l’orizzonte

del mio arco vitale…

è fiume che scorre

in rapide e cascate…

Nessun aiuto ci sarà,

per chi sa solo guardare

pensando ad un ruscello

che placido procede

verso la sua foce.

Difficile è il percorso

celato nell’invece

delle insidie preparate.

Ogni gioia ha il suo dolore

nell’universo emozionale

che porta dritto al cuore…

Segreto è il mio forziere

e tu,

non hai la chiave

per aprire senza danno

quello scrigno.

Ma se scrutar vorrai

il fondo dell’umano…

scorgerai il principio

che tutti li pareggia…

Giacché la primavera

brama d’essere l’estate

che l’autunno segue…

e l’inverno ogni stagion

sovrasta e impallidisce.

Ascoltami e ricorda:

chi nell’altrui mar s’immerge…

alle insidie sue s’espone…

e tra i coralli più lucenti

s’insinua la murena.

V.

Ph: Gea Gaia Anastasio

Dirti vorrei

Sono io,

con la pelle di luna,

pallida, gelida, nuda…

e l’anima vulcanica

che danza incosciente

sul ciglio dall’abisso.

Ti cerco nel freddo,

tra la nebbia ed il silenzio,

incurante delle schegge

e di esser sola.

Dirti vorrei che

il fuoco senza te

non dà calore.

Sei la grazia

a cui aspiro

nel mio

vagabondo errare.

Non mi importa

di quanto tempo

mi rimane,

scruto ancora

i bagliori visibili

oltre i margini del buio…

E dirti vorrei

che il fuoco senza te

non ha colore.

V.

All’improvviso senza accorgerti

La barca fila come un sogno

tra lucciole e lanterne,

in un luogo di silenzio e di luna,

di domande e di risposte.

Sola,

cammina senza peso

e scioglie i nodi negli occhi,

in quell’indefinito altrove

dove finisce il cielo e comincia la terra.

Tutto si fonde

in una piacevole ambiguità di colori

e di forme incerte…

non si tratta di un gioco di prestigio

ma della magia più alta,

quella che dal nulla crea

i suoi innumerevoli universi.

Incede con passo lento,

la sua ombra si estende

in una geometria sfalsata,

sconfinante da ogni

cosmo immaginabile.

Il suo cuore tachicardico

pareva aver trovato pace,

e ora sibila

come il colpo dell’arco

tra passati lontani

e futuri auspicati.

L’alba dai pallidi toni violetti

riflette il suo sguardo d’ ametista…

uno sguardo

pregno di consapevolezza

e dell’amara rassegnazione,

di non poter condividere

la magnificenza del creato.

Lei però non sa,

che in un momento

di distrazione,

all’improvviso, senza accorgersene…

qualcuno vedrà

la sua scintilla d’anima nell’ombra,

tenderà la sua mano

e le dirà che non è sola

e nello squarcio di una sera

sarà di nuovo primavera.

V.

Non ti scordar di me

Per la prima volta dopo tutti questi anni ti vengo a trovare…

Non so dire perché proprio adesso…non ho ancora accettato le regole della vita, soprattutto l’idea di non poter vedere più quegli occhi color del mare freddo, quel cristallo screziato di saggezza che soggiornava dentro la tua iride, placando istantaneamente il mio spirito ondeggiante.

Però sono qui, vestita in modo elegante, come se ci fossimo dati appuntamento per andare fuori a pranzo, in uno di quei posti curatissimi in mezzo al verde dove ci tenevi a portarmi sempre.

Sono qui, con una piantina in mano, forse avrei dovuto portare dei fiori, so che li avresti apprezzati… ma la verità è che odio i fiori recisi. Attorno a me tutte le persone che vedo li stanno portando ai loro cari, probabilmente non pensano che sono morti nell’attimo esatto in cui qualcuno li ha tagliati.

Ed io che sono qui, oggi, solo col desiderio di avere quel divino potere di ridare la vita, mai mi sognerei di portarti qualcosa che non ce l’ha più.

Questa per me non è solo una piantina ma un impegno, dovrò passare spesso a darle da bere, a potarla, a guardarla… uno sforzo enorme per una che in genere fa appassire anche le piante grasse!.

Ma ci proverò con tutte le mie forze, perché preferisco parlarti attraverso la vita che il freddo marmo su cui è posta la tua foto.

V.

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Cimitero Maggiore, Milano.