Ti parlerei

Io ti parlerei

fuori dai sogni degli uomini,

io ti parlerei per una vita…

ti parlerei se ti conoscessi.

Ti parlerei

in qualunque posto

fuori anestesia

e quel dovunque luce avrà…

Luce che dissolve

le ombre scure…

Ascolterei ogni sussurro

e ritualità nuove di poesia…

Parlerò e mi parlerai…

Sentirò e mi sentirai…

tra le meccaniche celesti

e le insidie del tempo…

E tu che ora risorgi

come Venere dal niente…

vesti i panni del profeta

e dimmi la verità

sul mio futuro opaco.

Sii vento d’immenso

e illudimi se vuoi,

ma dimmi che il futuro

cambierà…

ed io ti porterò

a danzare tra le stelle.

V.

Volcan Kawah Ijen, Indonesia

Piccola Ulisse

Nel mio perpetuo errare alla ricerca di lidi,

ho necessità a volte di riposarmi e trovar pace.

Tuttavia resto nomade nello spirito

e non posso fermarmi in un solo luogo troppo a lungo.

E nemmeno un tempo mi basta.

Spesso, delirando, dubito che sia sufficiente un’esistenza soltanto.

Quando torno a ragionare coi remi della razionalità,

vedo troppi riflessi da placare  nei momenti di bonaccia.

Eppure, la vita che vado inseguendo,

è quella che mi travolge in larghe ondate.

E’ burrascosa e spesso finisce per spingermi in fondo,

ma sempre mi scaraventa al largo,

verso quell’ignoto che mi spaventa e chiama,

seducente come un canto di sirene ammalianti.

Ascoltai quel canto dall’inizio alla fine,

una sinfonia di incontrollabili emozioni

che viaggiano verso il loro possesso.

Ma la vera pace la ritrovo nel riunire

le poche persone che amo intorno al fuoco,

allo scorrere dell’idromele e del vino,

a raccontar storie accadute e non,

a perdersi in mari futili ed irrazionali

che effimeri non sono,

che hanno la consistenza dei sogni. E non è poco.

E narrando tali storie,

volgo lo sguardo verso l’orizzonte

per rimirar il limite estremo ove trova pace

la mia sete d’avventura.

V.

piccola ulisse

Barcelona, Spain

 

Perdersi

Quando l’acqua

sembrò calma

ci perdemmo

nel fluire della corrente

che silenziosa

agitava inaspettata…

Metto piede nei ricordi

mentre la verità mi sfugge

e sotto l’acqua

nulla è come sembra…

Persino il mio presente

senza te

non è sicuro…

ma nulla può fermare

l’amore che ti colpisce

e picchia duro.

V.

PERDERSINovalja, Croazia.

Disperso

La pioggia continua a cadere da giorni, le gocce scendono a ritmi sempre più frenetici.

Il Disperso è in macchina da ore. Fissa le due sbarre nere ripetersi monotonamente in una danza che non le neutralizza.

La strada sembra essere costellata di vetri e diamanti, specchia un mondo granelloso e capovolto, deformando le malate luci dei lampioni. Il tutto pare sintetizzare un miserevole remake di Blade Runner.

Le gomme allontanano l’acqua dall’asfalto con ondate impetuose nel momento di collisione con le pozzanghere. Il rhythm and blues di Ray Charles, scorre sul display blu della radio, mentre caroselli di concetti sfuggono pigri sul limitare della mente.

Il Disperso è assorto dai pensieri che procedono come scene di un film, interpretato da briciole di intuizione, segni di filosofia, lacrime di memoria.

Riacquistato un momento di lucidità, si accorge di aver completamente sbagliato strada svoltando per una scorciatoia al quanto agreste. Per un po’ ha come la sensazione di procedere su di una superficie lunare, con crateri che appaiono d’improvviso illuminati dai fari dell’auto.

Non ha la minima idea di dove sia finito, sta guidando da più di un chilometro senza trovare l’ombra di una indicazione.

Sono le tre passate e decide di fare tappa. Spegne il motore, scende dal veicolo e si guarda attorno. Si trova in mezzo al nulla ma all’istante è invaso da un senso di libertà più che inquietudine.

Si siede sulla polvere appoggiando la schiena al cerchione della ruota anteriore. Il cellulare in mezzo al niente non dà segni di vita nemmeno per miracolo e in fondo gli va bene così. Forse è la prima volta che può godersi un attimo di pace, senza voci, telefonate, impegni in vista ed eccessivo stress.

In poco tempo scioglie i pensieri giù per la distesa infinita e, visto come corrono svelti, sembra che già conoscano a memoria ogni zolla e filo d’erba.

Gli occhi del Disperso fissano un telo nero con incalcolabili punti scintillanti, non ha mai visto così tante stelle, il cielo delle città caotiche dove è stato è sempre coperto.

Pian piano le vertigini del sonno gli addolciscono i contorni, tutto appare sbiadito con gradazioni da caleidoscopio, sulla frequenza di miraggi onirici.

Vale sempre la pena di perdersi così.

V.

disperso                  Sito Instagram: rob_2792

Milano

Mi ritrovo a girovagare nella notte, fuori dal chiasso e dal rumore d’una Milano sonnecchiante, aliena al giorno.

I led rimbalzano e rischiarano il mio viale, colossale parcheggio multiforme che accende la fantasia dei milanesi: a pettine, in fila, sopra i marciapiedi, tra gli alberi, di sguincio, a lisca di pesce e a cazzo di cane.

Lucida è la notte, sorpresa dall’umidità che annulla la polvere di una Milano stordita e prigioniera delle centraline anti-smog.

Città cresciuta in verticale, nell’altalena della borsa, nel Risiko finanziario e nelle vite spigolanti.

Nitido il rumore dei miei passi nel lento e tragico destino degli esclusi e dei reietti, sopravviventi all’ombra dell’eccesso.

C’è una luce in fondo al viale, ma scorre rapida e leggera con lo sferragliare del metallo. È l’ultimo tram che s’allontana, l’ultima distrazione dai pensieri che si affollano.

La curiosa sensazione d’esser qui e altrove insidia l’attimo, vissuto e raccontato dall’io che ormai non m’appartiene. Mi lascio trasportare dalla piega degli eventi. Tiro un calcio alla bottiglia lasciata sull’asfalto, giro a destra verso l’insegna d’una pompa di benzina, vuota come il senso del mio randagio andare.

Poco avanti, coperta dalla siepe, un fil di fumo sale lento per svanire.

Avanzo zigzagando tra le cicche e conto le piastrelle che calpesto, alzo un po’ lo sguardo e vedo una donna sulla strada. Non dico una parola, ma penso alle volte in cui mi è capitato di fallire.

Qual è il prezzo della disuguaglianza? In fondo anche Milano mi sembra una puttana.

MILANO