Gli specchi

Alzò le braccia al cielo e cadde,

svampando come il ramoscello

arso dalla lava incandescente.

Così, senza un grido od un lamento,

perí l’ultimo nocchier dell’avanguardia.

La flotta, preda d’un terrore ignoto,

ammainati i baldanzosi drappi,

verso il patrio mar volse le prue.

Solo con la forza d’uno specchio,

l’ingegno smisurato d’Archimede

arse le possenti navi senza fiamma.

Fu forse all’ombra del vulcano

ch’egli partorì cotanta furia?

O fu un capriccio di quei Dei

che già pregammo invano?

Oh quante volte ignorarono la prece

d’un popolo in catene!

Qualsiasi cosa fu servì allo scopo.

Per anni le voraci orde dei nemici,

si ritirarono confusi dalla pugna,

tornando mesti sui lor passi.

Ora non salgo più su quelle dune,

ove il mio sguardo perso all’orizzonte,

cercava le vele dell’ennesimo invasore.

Adesso, sgombra da paure e gravi lutti,

ripensando ai flutti che celano i relitti,

quella calma ed accogliente spiaggia,

afflitta dal furor di tanti scontri,

a tutti pare inaccessibile scogliera.

V.

Vulcano Bromo, Indonesia 🇮🇩

Storie

A piedi nudi per la via

un bimbo tira calci

alla sfortuna…

Quasi nudo e sorridente

un altro tira sassi al cielo

mentre finge di volare…

In una via dimenticata

bimbi senza scarpe giocano

con scarti e bottiglie,

regalando ricchi sorrisi.

Dentro una baracca

sotto un ponte

una donna taglia e cuce

vestiti che mai indosserà,

sperando in una vita meno dura.

Un uomo senza denti

e dagli abiti consunti

accompagna il figlio

a scuola

benedicendo il suo futuro.

Storie viste e da vedere,

vissuti veri e giochi duri,

desideri consumati

nei giorni tutti uguali.

Sogni prestati all’occorrenza

imparando a vivere d’istinto

nelle notti senza tetto

finché non mutano le stelle.

V.

Malang, Indonesia.

L’uomo allo Specchio

L’uomo lascia che le mani unite si riempiano dell’acqua gelata che scende dal lavandino.

Esegue meccanicamente il gesto circa una decina di volte.

Pensa che si dovrà sparare in endovena una smisurata dose di caffeina, per riuscire a reggere la giornata che lo aspetta.

Si guarda allo specchio e solca col dito le occhiaie.

Gli occhi sono lievemente arrossati e visibilmente stanchi, pensa che gli farà bene concedersi un’ ennesima serata in casa. Peccato che sia così poco sensato da non andare comunque a dormire prima delle cinque del mattino.

Spera che la caffeina sia in grado di trascinarlo in aria come uno shuttle, per non sentirsi parecchio spossato, provato.

Dovrà farsi venire la voglia di radersi la barba che cresce pigramente da giorni.

Sente di aver perso quel fascino che ha sempre fatto perdere la testa a molte donne.

E’ solo da mesi e l’astinenza si fa parecchio sentire, vuole ritornare in forma al più presto, deve cercare una soluzione.

Crede che al momento, una crepa sulla superficie liscia, sintetizzerebbe meglio uno stato mentale così illeggibile e distorto. Se si guarda allo specchio, stenta quasi a riconoscersi.

Sa che si sente cambiare, forse è la staticità che lo avvelena nel malsano risciacquo del banale.

Magari è solo molto stress.

Quello stress che gli ricorda che sarebbero mancati solo due giorni alla conferenza che forse gli avrebbe cambiato la vita. Ancora non aveva minimamente pensato al discorso da preparare…

La cosa lo rendeva decisamente nervoso e, il solo pensiero di dover essere al centro dell’attenzione, in mezzo a tanta gente, gli creava molta ansia.

Dunque decise di rintanarsi in una stanza d’albergo, la numero 892.

La stessa in cui è solito andare come rimedio per trovare la concentrazione adatta per scrivere.

La stanza era piccola ma piena dei confort necessari, situata in una zona silenziosa appena fuori dalla caotica città.

Dalla finestra si vedono un centinaio di alberi spogli, in file perfette come soldati.

Li trova così affascinanti e soli, sono tanti ma ognuno se ne sta immobile nel suo spazio, nella sua fila, senza che alcun ramo tocchi quello di un altro albero.

La solitudine dei suoi pensieri è dettata dalla sociopatia volontaria che vive. Era da anni che aveva chiuso con le persone che facevano parte della sua vita, diventando una sorta di “eremita da città”.

Continuava a far roteare la penna fra le dita, pensava fosse necessario farla girare spesso, per scrivere cose degne di essere lette più volte. Ama ciò che scrive, fino all’ultima virgola. Scrivere è il suo sistema per sfuggire alla morsa delle banali regole dell’esistere.

Il 13 febbraio è arrivato, l’uomo si guarda allo specchio con aria sempre più stanca ma infondo soddisfatta.

Era riuscito a scrivere ed imparare il discorso ma soprattutto a fare il nodo alla cravatta al primo colpo!.

La conferenza iniziò, una goccia di sudore stava scendendo dalla sua fronte per imperlargli il viso. Non si aspettava così tante persone, tutti quegli occhi puntati lo bloccavano.

Il suo libro era appena stato nominato tra i 5 finalisti al Premio Strega. E uno scrittore italiano non può chiedere di meglio che questo ambitissimo traguardo.

Spinto da altri scrittori seduti attorno a lui, cominciò il discorso uscendone mediamente soddisfatto.

Intrattenne per più di un’ora conversazioni brillanti e, lo champagne che di tanto in tanto arrivava in vassoi lucidissimi era decisamente buono e utile.

Quando il suo discorso finí, poté finalmente allentare il nodo alla cravatta che lo stava quasi impiccando.

Dopo qualche ora era pronto ad andarsene fiero di se e felice, ma… una donna, con due bicchieri di champagne, si avvicinò a lui per complimentarsi del libro con l’aria di aver voglia di intraprendere un discorso. L’uomo l’ assecondò.

Ci vollero pochissimi minuti per rendersi conto che c’era della indescrivibile chimica celebrale.

Quella sera, non fu la sua conferenza a cambiargli la vita ma quella conversazione, ciò che gli disse.

La mente di quella donna era un frattale vivente, una porzione riflessa di un intero più vasto, perfettamente funzionante.

Si era reso conto che stava parlando con un “NonUmano”…

V.

To be continued

Push the red button

Cari scrittori e lettori, condivido con voi un ironico ma allo stesso tempo veritiero racconto scritto apposta per il mio blog da Simone. E sono contenta e onorata per questo.

Vi lascio alla lettura e che possiate apprezzarne il testo quanto me.

~

Sono nel centro … ma non nel centro del mondo … ahimè, sono soltanto nel centro commerciale vicino casa…

Apro un bigliettino natalizio musicale, con le lucine che fanno da cornice ad una “frase da cioccolatini”, e mi sento improvvisamente molto più in sintonia con i cattivi dei film di James Bond, che sono sempre alla ricerca di quel famoso pulsantone rosso che farebbe sparire la razza umana …

Ma tutti oggi dovevano venire a fare la spesa?! … Sarò drastico … ma io credo che siamo in tanti, o meglio siamo in troppi … perché in fondo, i numeri si contano, ma le persone si pesano … e mentre peso le zucchine alla bilancia automatica … che numero sono? ah sì, 24 … dentro di me prende forma un’idea … non so da dove arrivi, si genera da sola … si auto costruisce … come i mattoncini colorati di Lego, che mi circondano in questo infinito labirinto dei balocchi … un’idea colorata …

“Sono fermamente convinto che la solitudine non sia il problema da risolvere, ma sia la soluzione al problema!” mi dico mentre raccolgo l’ultimo mandarino rimasto solo nella cesta …

Mi rendo conto che sono finite anche le arachidi … zero, nada, estinte … estinte … a proposito, vi rendete conto che siamo l’unica razza che ha il privilegio di poter scegliere se eclissarci per sempre … o fermarci prima, fare qualche passo indietro … qualche passo laterale … e ricominciare nella giusta direzione … e per quanto sia paradossale, non abbiamo ancora scelto … e nemmeno io ho ancora scelto … compro il cous cous o la quinoa, mhhh …

I rinoceronti bianchi non hanno la possibilità di scegliere di non essere bracconati … così come i coralli non possono scegliere di smettere di “fiorire” … ma noi questa fortuna ce l’abbiamo, e finora la stiamo sprecando …

Umani … Favoriti dalla sorte dovremmo chiamarci … qui in fila alla cassa, qualcuno di noi potrebbe addirittura vincere uno smartphone … … …

Eppure tutta questa sorte favorevole io non sento di meritarla … ci continuiamo a ritenere la razza predominante sul pianeta, ma dovremmo imparare a vederci un po’ più dall’alto … a decentrare la nostra attenzione, da noi stessi, a ciò che ci circonda … e per farlo non ci serve certo “Google Earth” …

Sappiamo solamente metterci al centro … e questa volta sì, ahimè … al centro del mondo …

Sono circondato da poesia in movimento, bellezze indescrivibili, e un’infinità di macchine in coda, in uscita dal parcheggio del supermercato … che fanno danzare i tergicristalli sui loro vetri appannati … c’è bellezza in tutto questo … eppure nemmeno la donna più bella del mondo sarà mai bella come un lupo che caccia al chiaro di luna … nemmeno il più tenero sorriso di un bambino, sarà profondo e sincero come gli occhi di un gorilla sotto la pioggia… nemmeno il più elegante reale d’Inghilterra, sarà nobile quanto la corsa di un cavallo sulla sabbia… al concorso di Miss Universo, dovrebbero partecipare anche i fiori … in lista per l’Oscar al miglior film, dovrebbe ricevere una candidatura anche la barriera corallina … e nei più prestigiosi musei delle grandi città, dovrebbero essere in mostra anche i fiocchi di neve …

Non siamo poi così bravi e belli come crediamo alla fine … Sarei curioso di vedere chi vincerebbe … a proposito, chissà chi ha vinto X-factor … fammi fare una ricerca sul pc …

Eppure siamo in grado di comporre epiche sinfonie … di scolpire statue eteree… e di creare divini poemi …

Ma non meritiamo le armonie di Mozart … i felini hanno orecchie più acute delle nostre, loro sì che sarebbero degni di tanta limpidezza … eppure la mia gatta sembra più interessata alle buste della spesa che ho appena appoggiato sul pavimento, piuttosto che al “Requiem in D minore” del più grande genio musicale mai esistito … che nel frattempo ho fatto partire su you tube …

Non meritiamo le sculture di Canova … la pelle dei serpenti è senza dubbio più pura della nostra … eppure potrebbero persino ritrovarsi ad ondeggiare, con la loro strisciante danza, sulle morbide curve marmoree di “Amore e Psiche” senza accorgersi neppure della perfetta levigazione del marmo, reso leggero e immortale …

Non meritiamo di studiare la “Divina Commedia” … gli ampi occhi di un’aquila sarebbero ben più preparati per accogliere cotanta luce poetica … eppure potrebbero persino ritrovarsi tra gli artigli l’immensa opera del Sommo Poeta, senza essere capaci neppure di leggerla …

Seguo le luci di Natale disseminate sulle ringhiere dei cancelli, come se fossi Pollicino e mi ritrovo a casa …

Queste ingiustizie mi annebbiano la mente, non so cosa è giusto, e cosa non lo è … sono confuso … non avevo comprato il latte di soia? boh, va beh …

Sotto il caldo getto della doccia, il caos del centro commerciale è già un ricordo … mi sento meglio … non mi sento adatto alle grandi masse … quando sono solo in una stanza, siamo già in troppi

Decido di guardarmi un film di 007, ma non riesco a fare a meno di pensare che quell’ultimo mandarino … proprio come me, forse stava meglio da solo, o sul suo albero, se solo non lo avessi raccolto dalla cesta… penso che in fondo, alla zucchina non serviva essere misurata e pesata da me per sentirsi più felice …

E penso che anche oggi, a differenza del cattivone del film, l’unico pulsantone rosso che ho premuto è quello per annullare la transazione del mio bancomat … proprio non mi resta in testa questo nuovo pin …

Vorrà dire che lo terrò come buono proposito per il 2018 … oppure potrei scriverlo nella letterina …

“Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei che l’umanità si destasse dal torpore che si è autoinflitta, e che invertisse la rotta per poter preservare tutto ciò che di bello ancora esiste e resiste … oppure se proprio vedi che non è cosa, e non ce la fai a svegliarci tutti … fai in modo che faremo un bel sogno lungo una vita, di modo da non combinare più danni, perché nessuno di noi combinerebbe  danni, se seguissimo più spesso e con maggiore intensità il nostro sogno … e mi raccomando, ricordati di spegnere la sveglia!”

P.S.: salutami tu la Befana, e digli di non stare a passare da me, che con i tempi che corrono, dobbiamo cercare di limitare le fonti non rinnovabili come il carbone …

Buone feste a tutti quanti …

Simone Sendoh

A tavola con persone sbagliate

Mi è capitato di sedermi

ad un tavolo di persone

che con me non c’entravano niente.

Intitolai quella sera:

“Il tripudio ottuso dell’idiozia”.

Il menù della cena si presentava

con l’insensata passività delle idee,

quell’ipocrita ed insulsa pesantezza

che lacera l’acciaio

e si nutre di certezze granitiche,

disgustose

come vermi di filo spinato.

Anche il vino di quel banchetto

mi fu amaro come

il più rancido dei veleni

dunque ci misi poco a decidere

di alzarmi e andar via.

Ripensando a quel momento,

sono solo fiera della scelta che feci.

Uscita dal ristorante

quella notte,

dissolsi il mio tempo

nel più nobile

dei sospiri.

Diedi un bacio alla Luna

e mi sentii più leggera e viva,

promettendomi

di non bere

neanche un goccio di vino

con persone non affini

che avrebbero rubato

anche solo un minuto

del mio tempo.

V.

a tavola con gente sbagliata

 

Carillon

Ritrovo un vecchio carillon

finito quasi per sbaglio tra i giochi dell’infanzia.

lo carico e rimango imbambolata per qualche secondo…

Osservo la silfide purpurea sfilare con un verde vestito,

si muove sinuosa ad otto orizzontale di un sogno infinito e perfetto.

Realizzata in vetro di Murano,

screzia il viola e il blu di oceani tersi di pioggia.

Il piccolo manto floreale procede il rosso velluto

che fodera l’arca in mogano.

La melodia danzante dal suo moto viziato si avvolge di solenne bramosia,

avvelena la mente a morsi di stiletto.

V.

carillon

 

Bangkok

È un momento di relax piuttosto strano, quando dall’alto vedo l’agitarsi di un mondo a sé.

Come api impazzite di un gigantesco alveare… tutti sfrecciano tra traffico, rumori, odori (spesso di olio ribollito al massimo), disordine e contraddizioni.

Io e Jacopo ci perdiamo in poco tempo, le strade son tutte uguali ma diverse.

Eccetto noi, il resto sembra sapere dove andare.

Ho visto blatte, topi e molto altro sottolineare le scarse condizioni sanitarie, ma ho anche visto persone senza denti regalarmi sorrisi Hollywoodiani per la strada senza un reale motivo.

Non riesco ad evadere e lasciarmi andare al relax, sono stregata da questa terra e anche innamorata!

Appena messo il primo piede nell’acqua, la mia mente si era già tolta le scarpe e correva dentro i miliardi di cavi elettrici che percorrono questa assurda città.

V.

thai

        Bangkok, Thailand

BANGKOK

Equilibri

Qualche anno fa ho regalato alla bambina dei miei vicini un bel libricino che parla della rivolta delle lettere minuscole contro le Maiuscole.

Venne, infatti, il giorno in cui la piccola a, stufa di subire le prepotenze della grande A, convinse tutte le minuscole a scappare con lei.

“Pazienza, dissero le Maiuscole, faremo a meno di loro!” Ma fu un grave errore lasciarle andare, perché senza le minuscole non funzionava più nulla.

V.

Cattura

Impalpabile

Ricordo quella notte, eterea e sottile.

Ho aperto il mio essere alle vibrazioni pure, staccando l’anima dal mio corpo.

Per un tempo impercettibile e non quantificabile ho capito chi ero, chi fossi e chi sono, mentre tutto svaniva e fluttuava, facendomi attorcigliare a mezz’aria come la combustione lattea.

Nulla era più in grado di scalfirmi né la materia né il tempo imbrigliato negli orologi, nelle clessidre.

Ero diventata uno spiffero scampato dalle menzogne, dalle ingiustizie e dagli inganni.

V.

IMPALPABILEFoto scattata al concerto di Ludovico Einaudi

Un giro all’Inferno

Vi inoltrerete nel fitto delle dune,
camminando scalzi a passi laterali su piccoli granelli.
Proseguirete nel cammino incerto scritto da sedimenti di petali sfaldati in briciole.
Danzeranno con voi le ombre finché oriente e occidente intrecceranno il percorso
e la via sarà perduta.
Solo allora sentirete i vostri piedi affondare fino alle caviglie,
sprofondando nella cenere plumbea.
Vi divoreranno la pelle i brani di cristallo infranto
e quando il vento solleverà alta la sua voce,
sciami di frammenti inonderanno i vostri occhi, smorzando l’aria rimasta in petto .
Cadrete,
affondando il viso al suolo e respirando un odore pronto a trafiggere le narici.
Il cuore si è svestito dalla pelle di rospo e ora trasuda fuoco piangendo melodie straripanti.
Se mai vi rialzerete, ogni strada o oasi sarà solo un miraggio
e, faticherete del riflesso malefico che vi ha ingannati.
Esulterete ebbri di una nuova visione, per poi barcollare a lungo privi di meta.
Il cielo non è più colmo di quelle stelle che avete da sempre ignorato,
adesso potrete godervi la caustica brezza delle vostre solitudini.
Un girotondo eterno e straziante dove nessuna anima torna indietro .
Non c’è più tempo di pentimento, ripiena è l’anima di peccati…
Ormai siete persi. Ormai dannati.
V.
hydr      My snake