Non è una foto

Scorre come un liquido amaro,

quell’insana abitudine di lasciare che il tempo passi senza agire.

Mi allontana, come un insetticida umano.

Si può davvero avere la pretesa di cristallizzare tutto come in una foto?

Quando ci sono cose che non possono aspettare troppo per essere vissute, perché si perdono…

E la giostra continua a girare, le nuvole a cambiare disegni…

Ed il tramonto di oggi non sarà mai quello di ieri.

V.

Grazzano Visconti

Il Credo

Io Credo…

Credo valga la pena di provare ad assomigliare, almeno nell’anima, al Principe dei nembi…anche se le ali di gigante possono sembrare una dote scomoda e spaventosa.

Credo nelle parole che germogliano sugli steli dell’aria e credo che cercherò disperatamente di raccattarle ogni volta che le mie mani le sfioreranno.

Credo nella religione del tirare tardi e aspettare mattino, così come credo che l’insonnia mi faccia vivere due volte in una.

Credo nelle droghe che ti fanno viaggiare, ma di più nei viaggi nitidi senza fumo che ti fanno vivere.

Credo che la Vita sia un insieme di giochi e che, da virtuosi o da bari, si debba sempre puntare qualcosa se si spera che un asso di cuori, pescato dal mazzo degli Imprevisti, possa dar scacco al giusto dado dopo un interminabile gioco di sponde.

Credo negli arcipelaghi siderali, nei vagoni rosa con i cuscini blu, nelle azzurre sere d’estate e nella possibilità di rubare il fuoco… anche scottandosi se necessario.

Credo nelle favole che ardono e nelle storie che fluttuano giù insieme ai fiocchi di neve.

Credo in tutte quelle visioni che fanno da guanciale tra me e la realtà e nei suoni profumati che seducono senza sforzo la mia mente.

Credo nel fascino anche se a volte nemmeno riesco a capire che forma possa assumere.

Credo nei gatti, nei loro occhi che vedono oltre e credo che sforzandomi rivedrò anch’io qualcosa, prima o poi.

Credo nei Lupi e nel loro più grande bisogno di confidarsi con la Luna.

Credo che i desideri espressi prima di soffiare sulle candeline o su un soffione, prima o poi si avverano, se non in questa vita, in un’altra.

Credo nei miei iperbolici Deserti e nelle inimmaginabili oasi che affiorano, come corolle di sangue, dal grigio delle loro dune.

Credo nelle emozioni nuove e nello scoprirsi ogni giorno diversi e credo che essere spiazzati dalla propria personalità possa risultare anche piacevole.

Credo nella terra bruciata che ho lasciato dietro, nelle pagine strappate e nei capitoli chiusi perché mi hanno fatto come sono ora, nel bene e nel male.

Credo in quella nebbia ibrida di colori, forme e profumi che è l’avvenire e credo sia da percorrere  incespicando o correndo, secondo il caso e i dettami dell’istinto.

Credo che l’amore sfugga sempre tra le mani dei poeti poichè non può essere descritto.

Credo nelle figure effimere che si fanno stabili, nelle colonne che svaniscono con la prima raffica di tempo e nella ammaliante Danza Macabra di cui tutti facciamo parte.

Credo che le lacrime siano solo un modo come un altro per far traboccare noi stessi e per non corrodere l’anima più di quanto sia necessario per conoscersi a fondo.

Credo in me stessa e questa frase vale molto di più delle altre.

Credo di non avere abbastanza forza per scrivere tutto ciò in cui ancora credo e credo che comunque la mia memoria infallibile dimenticherebbe qualcosa di indispensabile…e allora niente…

Credo e basta e credo che sia una gran cosa.

V.

IL CREDO

De brevitate vitae

Il “De brevitate vitae” di Seneca, dovrebbe essere interamente riportato e discusso per comprendere pienamente il senso filosofico che egli attribuisce alla “brevità della vita”, ponendo al centro dell’argomentazione il valore del tempo e la necessità di spenderlo nel miglior modo possibile.

Per Seneca la vita non è breve, ma è poco il tempo che si vive veramente, a confronto di quello che si spreca nelle occupazioni più varie, senza neanche avvedersene. Egli sostiene che si può, ad esempio, “esistere” a lungo senza aver “vissuto” a lungo, poiché il passato, il presente e il futuro hanno una consistenza diversa, a seconda del modo in cui l’uomo riesce a valorizzarli. È proprio partendo da queste considerazioni sulla brevità della vita che dovremmo comprendere la necessità dell’estraniarsi e del concedersi alla solitudine per coglierne il senso poiché, infatti, il tempo “non si vede“, ma esiste e si protrae, ancora e ancora.

V.

de brevitate vitaeGreenland, luna park abbandotato di Limbiate.